007 LATESESSION! Cultura aziendale per vivere una vita che meriti di essere vissuta.

Trascrizione:

La sfida per le aziende rivoluzionarie è quella di mantenere i propri ideali e di allargare i confini di ciò che significa fare business, senza di interessarsi alla necessità di attirare nuovi clienti e realizzare profitti: la sfida è di essere simile a una setta senza diventare una setta.

Benvenuti alla nuova puntata di Late Session: here we are, ragazzi! Io sono Luca Cresi Ferrari, sono alla mia solita postazione provvisoria in Valtellina.


Anzi per la verità, è un po’ cambiata perché oggi, 2 maggio, ore 23:12 minuti, un po’ meno late session del solito, sono passato dalla cucina col mio Braulio alla mansarda: così, proviamo questo cambio, vediamo un po’ l’energia che c’è.

Ecco, ho iniziato questa puntata parlando di cultura aziendale, anzi ho parlato di aziende rivoluzionarie, ho parlato di 7: perché l’ho fatto? Perché la puntata di oggi si focalizzerà proprio su ciò che devono fare le aziende per rivoluzionare, quanto sia importante la cultura aziendale nelle aziende rivoluzionarie.

Ma prima di passare a ciò, come state, ragazzi? Come sta andando la settimana? Prendiamo questo minutino per riflettere un attimo su come sta andando, cosa stiamo facendo in in questo periodo, e ascoltiamoci un po’ di buona musica.

Quelli che stiamo ascoltando, ragazzi, sono gli Handsome and Gretyl, che oggi ci faranno compagnia per tutta la puntata con canzoni strumentali, canzoni dove cantano: li metto spesso ma non ve ne ho mai parlato, oggi ve li voglio far ascoltare per bene.

Allora: settimana. Ma la mia settimana è stata una settimana pesante: pesante, perché questo clima di incertezza, questo clima di continuo cambiamento inizia ad essere lungo e a livello aziendale si ripercuote. Perché non si può fare una pianificazione, bisogna… Sì è  in un continuo Crisis Management: cioè, le cose funzionano, ma bisogna sempre essere all’erta, capire quale sarà la prossima mossa, capire quando si potrà fare un evento, quando sarà il momento giusto di lanciare qualcosa.

E quindi tante, tante, tante chiamate: bisogna tenere alto il morale.
Tenere alto il morale è sicuramente importante ragazzi e dobbiamo ricordarci – ormai lo dico spessissimo nella diretta del Bar Marketers, lo dico ogni volta che parlo qua in radio – dobbiamo staccare di più di quello che facciamo di solito: rimanendo sempre della stessa stanza e la stessa casa non avendo possibilità di staccare, facendo divagare la nostra mente come facciamo di solito, quando potevamo anche soltanto uscire per andare a fare un giro o vedere gli amici.
Ecco, il nostro cervello non riesce a staccare se noi stacchiamo lo stesso tempo di prima. Quindi dobbiamo provare a staccare un pochino di più, dobbiamo imporcelo, dobbiamo riuscire a imporlo anche ai nostri collaboratori.

Ed è proprio qua che vi voglio. infatti in questa puntata voglio parlarvi di cultura aziendale. Cultura aziendale, che è un termine qui sentiamo sempre riempirsi la bocca, ma poi cos’è in concreto?

Quali sono gli action plan? Quante volte magari anche voi con i vostri soci parlate di cultura aziendale, e poi cosa fate? Fate degli action plan o rimane una chiacchiera, rimane un ideale, una visione che non si realizza?

Ecco, devo imparare a realizzarla e quindi per questo ho trovato cinque punti più due bonus – perché sono correlati ma non sono strettamente legate ai 5 punti – per parlare proprio di ciò che è la cultura aziendale dal punto di vista pratico: cercare di dare degli action plan.
E l’ho fatto avvalendomi anche di tre contributi di tre persone che stimo tanto, che sono Alessandro Rimassa, Sergio Borra e Dario Vignali, poi dopo tra un po’ li andremo a sentire.

Ci tengo a precisare che questa puntata non è soltanto per coloro che hanno un’azienda, ma io penso davvero che la cultura aziendale sia un qualcosa di fondamentale anche per chi lavora all’interno delle aziende, perché? Perché la cultura aziendale non è qualcosa che definiscono i leader, ma è un qualcosa che viviamo tutti insieme, e proprio per questo tutti dobbiamo esserne consapevoli: la cultura aziendale è un qualcosa che si va a creare.

Quindi partiamo subito. Partiamo subito e vi dico un po’ quello che per me è l’obiettivo della cultura aziendale. L’obiettivo di una grande azienda è riuscire a ottenere grandi risultati, ma allo stesso modo riuscire a creare grandi relazioni, perché il mondo del lavoro è cambiato. Soprattutto se lavoriamo da remoto, anche se non lavoriamo da remoto, il mondo del lavoro è diverso: le persone ora, quando lavorano, cercano significato nel lavoro che fanno.
E proprio per questo non possiamo basare tutto sui risultati. 

C’è un passaggio nella cultura aziendale di Marketers – oggi ogni tanto vorrei prendervi qualche spunto anche dalla nostra cultura aziendale anche se non l’ho mai resa pubblica, però mi piacerebbe – che dice “si tratta di imparare a trovare un equilibrio tra la volontà di creare profitto e il bisogno di vivere una vita che meriti di essere vissuta”: io penso che questo sia quello che cercan le persone ora, e se si vuole creare un’azienda rivoluzionaria, un’azienda che abbia un impatto, non si può pensare solo al profitto perché se tralascia il resto non si riuscirà neanche a creare un’azienda che è profittevole.

E allora per partire a parlare di cultura aziendale e parlare di questi punti che ho messo insieme che ve li voglio già anticipare: vision, mission, valori, culture deck, handbook, e due plus, i due bonus, sono attrattività e le persone.
Eh sì, Luca, cioè dai, grazie al cazzo! Punti molto semplici… Mmm… semplice ribadisco, magari parlarne, ma poi trasformarli in action step quanto è semplice? Quanti lo stanno facendo?
Quindi andiamo a vederli.

Vorrei vederli iniziando subito con un audio di Alessandro Rimassa che ovviamente prima di farvi sentire il suo audio dove gli ho chiesto come definiresti la cultura aziendale, “cosa è per te la cultura aziendale”, voglio spiegarvi chi è Alessandro Rimassa.

Alessandro Rimassa è un imprenditore, un esperto di Future of Work e Digital Transformation, che ha co-fondato Talent Garden Innovation School e diretto Centro Ricerche e Scuola di Comunicazione e Management di IED, Istituto Europeo di Design.
È membro dei consigli di amministrazione di Save the Children Italia, ScuolaZoo, i40 SAS, è autore di sei libri, tra cui “Generazione mille euro”, e ha curato Tagbooks, la prima collana di libri sull’innovazione digitale edita da EGEA, casa editrice dell’Università Bocconi, ha investito in startup con focus sulla Digital Transformation.

Alessandro Rimassa è una persona che ho avuto il piacere di conoscere tramite una ragazza che segue Marketers che ci ha messo in contatto, è una persona che stimo molto con cui mi capita spesso di parlare di temi appunto legati all’argomento del Future of Work dal punto di vista delle persone, quindi hr, cultura aziendale, tutti questi argomenti qua.

E trovo sempre le chiacchierate che facciamo assieme interessanti, per cui ho chiesto di darci un audio che ora vi faccio sentire, come definisce “cultura aziendale” Alessandro Rimassa:

“Company Culture come fosse iOS o Android, cioè è il sistema operativo con cui si gestisce in questo caso non un telefonino ma una azienda.
È così che io vedo la company culture, la cultura d’impresa, nel senso che siamo ormai, specie nelle grandi aziende, pieni di procedure, di burocrazia interna, di regole, di regolette, di regolamenti, e le persone che poi lavorano all’interno di quella azienda finiscono per essere spaesate, finiscono per non capire che cosa devono fare, finiscono semplicemente per attenersi a un infinito set di regole, quando invece basterebbe un set di valori che permette alle persone in autonomia di decidere che cosa fare e che cosa non fare.
Mi spiego con un esempio: è meglio all’interno di un’impresa avere una policy sui viaggi che ti dice che devi spendere massimo 40 euro per cena o è meglio, come ha fatto Netflix, avere una policy viaggi che ti dice “spendi quanto spenderesti se fossero soldi tuoi”?
La verità è che è nettamente meglio la seconda perché nel primo caso tutte le persone spenderanno 39 euro e 99 centesimi.”

Troppa burocrazia, valori, autonomia di decisione.

Ecco il sistema operativo come se fosse iOS o Android per un’azienda.
Penso che Ale abbia centrato assolutamente il punto. Ecco, pensate al sistema operativo: il sistema operativo definisce come possiamo andare ad agire, ma poi dopo il sistema operativo viene usato da delle persone, e il sistema operativo deve essere semplice da usare, se il sistema operativo è troppo complesso nessuno riuscirà ad usarlo e andrà fuori dai paletti stabiliti.

E qua ritorno al fatto che la cultura aziendale non viene fatta dall’imprenditore: la cultura aziendale viene inizialmente delineata dall’imprenditore, ma poi va creata con tutta la squadra. Avete sentito la parola “autonomia di decidere”? La Policy di Netflix dove ti dice “No, guarda, non devi spendere 40 euro al massimo al giorno: ragiona come se fosse la tua azienda e quanto tu spenderesti per quel viaggio. E noi siamo contenti perché siamo sicuri di avere a bordo la persona giusta e questa persona giusta lavorerà nell’interesse dell’azienda e non nel proprio interesse.”

Ok tutto bello, ma come facciamo? Iniziamo subito da i primi due step: vision e mission.
Voglio metterli assieme queste qua perché, ragazzi, sulla vision sulla mission c’è una confusione pazzesca. Ho cercato un po’ di esempi di vision e mission e ci sono dei siti che invertono senza problemi la vision e la mission di varie aziende grosse, perché neanche loro sanno molto probabilmente qual è la vision e qual è la mission, perché c’è confusione!

Si tende sempre a dire “Hai la vision, hai la mission… dai scrivila!”
Sì, ma non basta scriverla. Cioè qua stiamo parlando di un qualcosa che avviene ancora prima che l’azienda nasca, un qualcosa che muove tanto forte l’imprenditore e che poi possa far sì che le persone si identificano in questo.
Ecco, proviamo a ragionare un attimo sulla vision e sulla mission. Se dovessi dare una definizione di vision, direi che la vision definisce il futuro che l’imprenditore vuole, si immagina, verso cui aspira: è appunto la vision a 20-30 anni.
E dobbiamo ricordarci una cosa: quando pensiamo appunto alla visione a 20-30 anni, non dobbiamo pensare a come raggiungerla. Noi stiamo sognando, stiamo pensando a qualcosa verso cui vogliamo tendere.

È come quando parliamo di viaggi, quando parliamo di sogni, diciamo “Ma, io voglio andare, voglio raggiungere quel sogno: io voglio tendere a quel sogno!”.
C’è una bellissima frase che dice “Non so cosa ci sia di peggio in un uomo: se raggiunge il proprio sogno o non avere un sogno”, perché infatti, la cosa, quello che ci tiene in movimento, è il continuare a pensare a quel sogno, il tendere al sogno, il tendere all’obiettivo, non è per forza il raggiungerlo.
Uno può avere un sogno che lotta tutta la vita per ottenerlo, non ce la fa ad ottenerlo, ma quando morirà sarà soddisfatto perché la vita ha avuto una tensione, una tensione positiva verso qualcosa che voleva tanto, che ardeva ad avere.

Ecco questa è la vision.

Quindi la vision è un qualcosa che l’imprenditore vede e vuole arrivare in 20-30 anni a cui aspira.
Quindi bisogna dimenticarsi del come si arriva a quello, bisogna pensare soltanto a qual è e a cosa si vuol tendere, ma non al come arrivarci.
Perché non bisogna pensare al come? Perché è la mission che definisce il come raggiungere la vision: è un qualcosa che ispira all’azione. E attenzione: può cambiare nel lungo periodo, perché il mondo cambia.
Ora vi voglio fare magari qualche esempio per farvi capire un pochino quello di cui sto parlando, facendovi vedere un pochino magari qualche esempio di vision e di mission.

Partiamo da Marketers.
Quindi… Marketers. Tra l’altro penso che nessuno di voi sappia la vision di Marketer, perché la vision di Marketers è un qualcosa di interno, è un qualcosa che serve alle persone, non è un qualcosa che serve al di fuori. E infatti la vision di Marketers non è come tanti pensano “Stiamo creando la nuova generazione di imprenditori digitali”: quella è la mission, è il come stiamo cercando di raggiungere la nostra vision.
La nostra vision è “Creare il più grande movimento italiano di rivoluzione intellettuale digitale, per aiutare quante più persone ad abbandonare il percorso prestabilito e intraprendere strade inesplorate che conducono alla propria realizzazione personale e professionale”.

Ecco, come facciamo a creare questo movimento italiano di rivoluzione intellettuale digitale, in questo momento? Attraverso il creare la nuova generazione di imprenditori digitali. Ma non possiamo sapere se da dieci anni se il mondo sarà ancora come oggi, quindi potrebbe cambiare, potrebbe essere diverso, Ok? 

Vi voglio fare altri esempi per farvi capire.
Apple. Vision “To make a contribution by making tools for the mind that advance human kind”: creare un contributo facendo tools per menti che vogliono portare avanti l’essere umano.
La mission – che tende all’azione, fa capire il come -, come? “To make simple, intuitive, beautiful products anybody can used to learn about expressive themselves”: creare tools semplici, intuitivi, belli – quindi prodotti semplici, intuitivi, belli -, che chiunque possa imparare ad usare per esprimere loro stessi.

Microsoft. Microsoft “A computer on every desk and in every home”: “un computer su ogni scrivania in ogni casa”, ragazzi, è la mission, è il come. La vision è “To empower every person and organization on the planet to achieve more”. Ecco: to empower and every organization on the planet to achieve more”, dare la possibilità a ogni persona e ogni organizzazione sul pianeta di raggiungere di più. Ecco, ora come si fa a farlo? Con un computer, tutti i giorni… scusa, con un computer su ogni scrivania e in ogni casa.
Ma siamo sicuri che questo potrebbe essere reale tra dieci anni? Pensiamoci già ora.
Tutti adesso sono con uno smartphone, il computer lo stanno tanti abbandonando, anche per tante tipologie di lavoro, quindi le organizzazioni avranno bisogno sempre di avere un, e le persone di avere, un computer per raggiungere di più? O cambierà?
Vedete la mission può cambiare, l’importante è che si faccia fede alla vision.

Infatti la mission di, se ci pensiamo, di Microsoft sta facendo già un po’ un traghettamento, no? Se ci pensate non sta più lavorando solo e soltanto per quanto riguarda i computer, ma ci sono i software, ci sono i tool, sta lavorando molto col Cloud, perché? Perché il mondo cambia e quindi anche la mission può cambiare, perché la mission è il come.
La mission, ragazzi, è la strategia, è ciò che fa sì che il team passi all’azione. Invece la vision e ciò che fa sì che l’imprenditore abbia un ardore tanto forte da dedicare la vita a tutto ciò.

Questa è la differenza tra mission e vision.
E sembra scontato, ma vi giuro che se cercate in internet troverete sempre diversi errori, e anche noi quando bisogna pensare alla vision e alla mission tante volte facciamo fatica. Vision e mission che però sono soltanto due elementi, sono un po’ la nostra Stella Polare se vogliamo, è un po’ ciò che succede tra gli imprenditori prima ancora che nasca l’azienda, ma poi dopodiché bisogna lavorare, iniziare a lavorare su ciò che è l’azienda.
E quindi bisogna iniziare a lavorare su ciò che sono i valori.
Perché un’azienda deve avere sicuramente un obiettivo tanto grande verso cui tendere, deve avere un come per andare verso quell’obiettivo, ma deve avere dei valori in cui si rifà. Valori che… Ci sono due tipi di valori secondo me: ci sono innanzitutto i valori cardine e poi secondo me ci sono i valori di comunicazione.
Ve ne voglio parlare tra poco prima cerchiamo di capire perché sono importanti i valori e a  cosa servono.
Quindi concentriamoci sui macro valori, i cosiddetti valori cardine: sono quei valori in cui ogni persona all’interno dell’organizzazione in cui l’organizzazione vuole esprimere sempre.
Anche qua vi voglio leggere qualche esempio.
Parto da quelli di Marketers.
– Intraprendenza: noi cerchiamo imprenditori interni all’organizzazione.
– Umanità: siamo una Family, prima ancora di essere un team.
– Meritocrazia: crediamo davvero tanto che ognuno è artefice del proprio destino e quindi chi più da, chi più ottiene.
– Contaminazione: non siamo dei robot, non si può vivere solo di lavoro, quindi serve essere contaminati.
– Condivisione: da soli non si va da nessuna parte.

E quindi poi vedevo quelli di Apple, per esempio: Make great products, simplicity, saying know, collaboration, accessibility, on the entire user experience, innovation, never setter for anything then excellence.
Microsoft: integrity, honesty, open as, person excellence constructive self-criticism, continual self-improvement and mutual respect.
Google: ah, Google non l’ho segnati, scusate. 

Quindi ci fermiamo a Apple, Microsoft e Marketers, wow! Figo mettere Marketers sullo stesso piano di Google e di Apple e di Microsoft e di Google.

Non male, eh! Però quando l’ambizione è forte, è quello verso cui bisogna andare.

A parte gli scherzi, ecco, i principi visti così sembrano “Uhm, va beh, ok. Ma cosa sono?”.

In verità sono dei valori cardine verso cui noi dobbiamo tendere, ma poi bisogna viverli, non basta scriverli: scriverli è nulla, ragazzi.
Cioè, la cultura aziendale è un qualcosa di così difficile perché cultura aziendale non è un qualcosa che ci basta scrivere sui muri, non è un qualcosa che ci basta dire a una persona che entra a collaborare con noi “Devi comportarti così”, ma bisogna far sì che le persone la vivano!
E allora perché la si scrive? La si scrive – perché sicuramente non la si scrive il primo giorno, la si scrive dopo che l’azienda è già viva da un po’ – ma prima la si scrive e prima si ha il vantaggio che le persone nuove che entrano hanno una linea guida, hanno una rotta da seguire: le persone che sono già dentro, sono già fatte di comportamenti, di consuetudini e quindi se il lavoro è stato fatto bene, quelle consuetudini sono già molto simili a quelle che sono nello scritto della cultura aziendale.
Certo, alcune cose saranno diverse e si darà sempre più peso ai nuovi entrati, per far sì che possano aiutare a portare quella direzione, ok?

Ma ora parlando appunto di cultura aziendale e di valori, voglio farvi sentire un audio di Sergio Borra.

Sergio Borra ha fatto anche lui la stessa domanda.
Allora ragazzi: chi è Sergio Borra? Partiamo subito dalla presentazione: Sergio è CEO e founder della Dale Carnegie Italia con più di 30 anni di esperienza nella formazione manageriale e comportamentale. Sergio ha incontrato e contribuito al successo di oltre 130 mila persone.

Ho conosciuto Sergio per un evento di formazione dedicato a sei imprenditori, ero col mio commercialista, Franco Cardone, che mi ha detto “Devi assolutamente venire!”.

Ragazzi, è stato illuminante.
Uno. La capacità che ha Sergio di trasmettere.
Due. L’entusiasmo che ha Sergio.
Tre. I contenuti. 

Dale Carnegie. Non so se avete mai letto il libro “Come trattare gli altri e farseli amici”, ma se non l’avete mai letto andatevelo a leggere perché io penso che sia un libro che dovrebbero far leggere al liceo. È il primo libro che ho letto di crescita personale e m’ha cambiato: sembra una frase fatta, ma vi giuro che mi ha cambiato, mi ha dato degli spunti pratici per farmi capire, cosa voleva dire “migliorare se stessi”.
Sembrano banalità, ma quante volte ti presenti con una persona e sei più concentrato sul tuo nome che il suo e quindi poi non ti ricordi il suo nome?
Eh, ma questo come può portare un miglioramento in quel rapporto? Non può.
Ma anche soltanto prendere consapevolezza di questo piccolo gesto personale ti fa prendere consapevolezza di quanto tu puoi migliorare.
E ora pensate a dei ragazzi al liceo che leggono questo libro: wow!
Magari non cambia tutti, ma sicuramente può contribuire a iniziare a far capire alle persone che c’è una formazione, che è una formazione professionale, che è quella che parte dall’educazione alle scuole, e poi va avanti nell’ambito in cui uno si specializza, ma c’è anche una formazione personale che nessuno ci aiuterà a portare avanti se non noi stessi.
E per diventare dei migliori rimani siamo noi che dobbiamo imparare a diventare dei migliori esseri umani.

Ecco, Sergio un’altra persona che come Alessandro stimo davvero tanto e con cui mi trovo spesso a chiacchierare e confrontarmi, e ci sono sempre spunti utili.
Così ho deciso anche a Sergio di fare questa domanda per capire cosa per lui è la cultura aziendale come Sergio definisce la cultura aziendale, sentiamolo.

“Allora. La cultura aziendale è data dalle credenze, dalle convinzioni e soprattutto dei comportamenti della tua organizzazione, no? Quindi è fondamentalmente un aspetto vivo, un aspetto proprio vivo del business, no? Perché poi si sviluppa man mano che cresce e che si evolve man mano che cresce anche la tua organizzazione. E poi si estende anche non solo all’interno dell’organizzazione, ma si estende con i clienti, con i vari stakeholder, e addirittura è anche determinata da quanto e come ti percepiscono anche gli altri, no? Dall’esterno, quindi anche clienti ma anche dei potenziali candidati.
Quindi è un elemento che devi assolutamente governare, devi governarlo in modo intenzionale perché ha chiaramente un forte impatto, che può essere positivo se governato bene, negativo se governato negativamente.
E quindi ritengo che ci debba essere una grandissima coerenza tra ciò che viene scritto a livello di valori, di comportamenti, di mission, e quello che poi viene agito nel quotidiano. Quindi la cultura aziendale può veramente iniziare, ma può anche terminare, con i valori guida che ha l’organizzazione e io ritengo, ma mi conosci che è fondamentale per me come valori, che ci sia integrità nelle relazioni e che ci sono veramente le persone al primo posto.”

Credenze, consuetudini, convinzioni, è un qualcosa di vivo e soprattutto non riguarda soltanto all’interno ma riguarda anche l’esterno.
Tanta carne sul fuoco ci ha dato il buon Sergio, vediamo un po’ di approfondire gli input che c’ha dato Sergio.

Vedete, anche qua è quello che dico sempre di Radio Cresi, no? A me piacciono gli input, non è tanto importante l’output, che cerchiamo ovviamente di ragionarci assieme. Ma poi secondo me l’output è un qualcosa dove ognuno deve arrivare la propria personale convinzione: perché il marketing, la cultura aziendale, il business, non è scienza, ok? È un misto tra una scienza è un qualcosa di creativo dove ognuno può dare il proprio può andare uno step oltre. Però gli input quanto sono importanti, no? Gli input che ci vengono dati.

Mentre pensavo a questa puntata e ascoltavo l’audio che mi ha mandato Alessandro, l’audio che mi ha mandato Sergio, mi sono partite mille domande e da lì ho cambiato come volevo portare avanti la puntata: ho detto “Ok, voglio riflettere su questo, su quest’altro, voglio aggiungere un punto bonus perché è fondamentale negli action step”.

Ragazzi, noi consumiamo questi contenuti, come può essere il Late Session, come possono essere altri, proprio per arricchirci di domande: sono le domande quello che è importante, non sono le risposte.
E lo diciamo in un periodo difficile, dove siamo già pieni di domande e abbiamo meno risposte, ecco. Ma dobbiamo continuare a porci domande e non porci risposte

Prima di andare avanti, prima di parlare di ciò che ciò che ha detto Sergio, vorrei mettere una canzone, vorrei che ci fermassimo un attimo, riflettessimo su ciò che abbiamo parlato finora, sulle domande, sugli input che sono entrati ora nel nostro cervello, e che ascoltassimo questa canzone, sempre degli Handsome and Gretyl che vi ho detto che volevo presentarvi in questa puntata. Godiamoci questi minuti.

Credenze, comportamenti, azioni: questo è ciò di cui ci ha parlato Sergio. E diceva che la cultura aziendale è un qualcosa di vivo. Cosa vuol dire è un qualcosa di vivo? Vuol dire che la cultura aziendale ragazzi è un’azione, non è uno stato, è come la leadership: la leadership è un’azione, non è uno stato, è una cosa che dobbiamo lottare, che dobbiamo portare avanti tutti i giorni, e che basta una piccola azione, ok, un piccolo errore per fare tanti passi indietro.
E per questo è dato da non solo dalle credenze, ma soprattutto dai comportamenti e dalle azioni.

È quello che vi dicevo prima: è importante scriverla perché ci aiuta a tracciare, ma è un qualcosa in divenire, è un qualcosa che potremmo continuare a modificare, ed è un qualcosa che i nuovi aiuteranno sempre di più, magari quelli già entrati prima, quindi quelli più anziani – anziani come tempo eh, attenzione – ad adattarsi a questi cambiamenti che magari l’azienda sta facendo. Perché siamo un ecosistema interno, e questo ecosistema qua si relaziona e relazionandosi costruisce una cultura aziendale. Compito del leader, compito dell’imprenditore, è quello di andare ad aiutare a definire delle buone linee di condotta. E qua ritorno ai valori, no? Perché ci sono quei valori cardine che sono quei valori che aiutano prevalentemente quando si porta un nuovo collaboratore a bordo, per capire se una persona allineata, non allineata – e dopo parleremo di persone e lo faremo con Dario Vignali – ma oltre questo secondo me ci sono dei valori diversi, cioè dei valori di come deve rappresentarsi la nostra azienda all’esterno.

L’altro giorno ascoltavo il libro “Le sette regole per avere successo” e ad un certo punto diceva “Ma quanto sarebbe figo se noi avessimo una vision, una mission, per la nostra vita privata, come per la nostra azienda, come per la nostra famiglia”, e pensate se all’interno di un’azienda ci fosse una vision – più che una vision che la vision è sempre la stessa -, una mission e dei valori per ogni division, per capire ciò che è realmente importante e come poter portare un impatto più alto all’esterno.

Cacchio, ci avete mai pensato? Sarebbe fighissimo, ma sarebbe proprio fighissimo. E allora magari non partendo da subito – ragazzi, in ogni division trovate una mission – ma partendo anche soltanto dal “Ragazzi: quali sono i valori, secondo voi, che deve comunicare il nostro brand all’esterno?”. Ok?
Eh, questo sarebbe un qualcosa di davvero importante. E qua l’imprenditore può aiutare perché ha la vision, quindi sa come vuol comunicare. Io mi sto provando in questi giorni a parlare di questo, con il team copy, col team social di Marketers, a dire “Ma noi abbiamo dei valori, ma questi valori qua aiutano davvero le nostre persone capire in che modo vogliamo comunicare all’esterno? No. Io voglio che il profilo di Marketers su Instagram sia outstanding, voglio che la comunicazione non sia mai banale, ma queste cose qua le ho scritte da qualche parte?”
No, perché cazzo, in tutto il lavoro che sto facendo di cultura aziendale, questo si perde. Questo… Sì, c’è il sistema di credenze, ma non c’è questa parte.
Perché ho un manuale di comunicazione molto probabilmente incompleto? Probabilmente. O forse Marketers è una realtà talmente complessa che ha bisogno che ognuno abbia più autonomia e semplicemente dei principi cardine.

Torniamo a quello che diceva prima Sergio: autonomia.
E quindi perché non avere dei valori cardine, ma anche dei valori di comunicazione.
Molto importante.
Quindi: vision, mission, valori cardine, valori da comunicare. Molto, molto importante questo.
E non solo perché, a questo se aggiungiamo quello che ha detto Sergio, la cultura aziendale è un qualcosa di interno, ma che si riflette alla grande all’esterno.
E Infatti il punto, il +1 a quei 5 punti che voglio aggiungere, è proprio attrattività: un’azienda una forte cultura aziendale è un’azienda attrattiva, perché le persone vogliono lavorare in quella azienda.

L’attrattività è una cosa fondamentale.
E come si fa a essere attrattivi? Lavorando bene all’interno: più si lavora bene all’interno più si diventa attrattivi all’esterno.
Ma ragazzi, ma non sottovalutiamo questo, uno dice “Sì, ma io non ho tempo da perdere sulla cultura aziendale”. Uno: se non hai tempo da perdere sulla cultura aziendale sei fottuto. Le persone sempre di più vogliono lavorare per uno scopo e quindi ti abbandoneranno per un’altra azienda. Due: Mi puoi dire “Sì, ma io devo trovare nuove persone da inserire, non ho tempo poi di pensare, di spiegare come funziona dentro, come ci relazioniamo, le grandi relazioni… Io voglio persone che siano forti”. Ho capito, ma le persone che sono forti come le trovi? Vengono a cercarti e non capiscono chi sei, non sanno cosa troveranno da te al lavoro, no? Invece quello che possono trovare è, le persone potrebbero trovare che tu sei attrattivo perché all’esterno comunichi ciò che è la tua cultura aziendale.
Quindi l’attrattività è un punto assolutamente da non sottovalutare. 

Andiamo avanti. Andiamo avanti con il prossimo punto che è culture deck.
Cos’è il culture deck? Allora, se penso al culture deck il primo che mi viene in mente è il culture deck di Hubspot, poi quello di Netflix: li potete trovare on-line scrivendo culture deck e il nome dell’azienda, e vedete cosa intendo. È un po’ tutto ciò che riassume la cultura aziendale di un’azienda messo sotto forma di presentazione, per far sì che le persone possano sempre vederlo.
Attenzione: come ho detto prima il culture deck, la cultura aziendale non è soltanto scritta, va vissuta. Ma ricordiamoci che ora noi stiamo cercando di creare un qualcosa per far sì che non continuiamo soltanto a parlarne senza essere pratici, ma facciamo degli action step per poi dopo andare a viverla.

Molto probabilmente la stiamo già vivendo e la vogliamo semplicemente definire meglio, no? Quindi ragioniamo un po’ così.
E il culture deck cos’è? Beh, è quella presentazione che va a racchiudere tutta la nostra visione di cultura aziendale: parte dalla vision, la mission, e poi dopo continua con i valori, e poi dopo c’è il codice genetico. Il codice genetico non sono né la mission, né i valori, né la vision, ma sono un insieme di punti, di pensieri, di frasi, che vanno a definire come agiamo all’interno di Marketers – o all’interno di un’azienda – seguendo i valori, seguendo la mission, seguendo la vision.

Voglio fare magari un esempio: vi elenco qualcosa all’interno del culture deck di Marketers.
Intanto il culture deck di Marketers inizia dicendo che il mondo del lavoro sta cambiando e Marketers vuole essere motore di questo cambiamento.
Normalmente le persone prima lavoravano per la pensione e ora per la ricerca di scopo: lavorare duramente per qualcosa che non interessa chiamato si stress, lavorare duramente per qualcosa che amiamo si chiama passione.
Una volta si lavorava alle 9-18, ora si cerca di lavorare per i risultati: il tempo è l’unica risorsa di cui nessuno di noi ne avrà più.
Ufficio versus ovunque: il tavolo della cucina di casa, un hotel di un paese remoto, il ponte di una barca a vela. La vita d’ufficio non ci appartiene, il lavoro non ha dimora.
Remote working è un principio cardine.

E quindi Marketers dice che per essere il motore di questo cambiamento significa avere il coraggio di essere differente.
Inizia così la nostra company culture e questo manuale definisce la cultura aziendale di Marketers, per rendere Marketers un ambiente migliore per chiunque ci lavori e creare una struttura di valore condiviso.
Ecco: creare una struttura di valore condiviso per noi in Marketers, è la definizione ultima di cultura aziendale.

Dopodiché spieghiamo cos’è Marketers, la nostra mission, la nostra vision, la nostra storia, i nostri valori, il pentagono dei valori, ve li ho detti prima: intraprendenza, umanità, meritocrazia, contaminazione, condivisione.
E poi eccoci qua: il Marketers DNA. Il nostro codice genetico. Non ve lo voglio leggere tutto, è ancora una cosa interna, non l’abbiamo ancora condivisa, ma vi leggo una o due frasi.
Il codice genetico per vivere e crescere in un ambiente che amiamo. Crediamo che il nostro valore più grande siano le persone straordinarie. Ci assumiamo la responsabilità e riconosciamo il merito. Vogliamo vivere alla grande.
Questi sono tre elementi che abbiamo all’interno del nostro culture deck.

E questo raga è fondamentale per aiutarci e allinearci con le persone. Persone.
E infatti qua mi voglio collegare all’argomento “persone” e mi voglio collegare lasciandovi la definizione di cultura aziendale di Dario Vignali. Dario Vignali è il mio socio, siamo soci in Marketers quindi siamo molto allineati, ma questo audio, questo passaggio, quando lui definisce la cultura aziendale, ci dà molto il là per parlare di persone.
Quindi ascoltiamoci l’audio di Dario Vignali.

“Secondo me la cultura aziendale è un po’ la capacità delle aziende di allineare i propri valori con i valori delle persone che lavorano al loro interno. Ma anche condividere una missione, cioè c’è la missione della persona che lavora in azienda, che ha una missione molto spesso individualista, una ricerca di scopo, di ambizione professionale, e poi ovviamente c’è la missione aziendale, che è quella del perdurare economico, della soddisfazione dei clienti.
Quando in qualche modo c’è un insieme di intersezione tra queste due verità, tra queste due ricerche, tra queste due missioni, ecco che si viene a creare qualcosa di magico, che potremmo chiamare cultura aziendale. La cultura aziendale è forte quanto è più forte è la relazione tra i valori, gli individui, e le ambizioni che caratterizzano un’azienda organica, e per azienda organica intendo un organismo composto da diversi organi, i quali sono composti dalle persone che lavorano all’interno della azienda.
E quindi la cultura aziendale è quanto più forte quanto è più forte la capacità dell’imprenditore di rendersi conto che sì, c’è una dinamica aziendale, c’è una struttura aziendale ed economica, ma la base di tutto c’è una struttura, una dimensione umana con pensieri, emozioni, desideri, paure e tutto questo va analizzato dal punto di vista dell’umanità, e non solo della capacità di perseguire un risultato economico.”

Ecco. Con la definizione di Dario siamo tornati a quello che ho detto all’inizio: in un’azienda rivoluzionaria il suo obiettivo dev’essere quello non solo di perseguire il profitto di ottenere risultati, ma anche quello di creare relazioni, proprio per la componente umana.
E mi rifaccio a quello che diciamo noi di Marketers: si tratta di imparare a trovare un equilibrio tra la volontà di creare profitto e il bisogno di vivere una vita che meriti di essere vissuta.

Grazie a al periodo in cui ci troviamo là allo sviluppo tecnologico, non ci troviamo più a fare negli anni 90 che dovevi scegliere tra una carriera, la famiglia, gli amici, l’amore. Ora secondo noi ognuno può vivere una vita che merita di essere vissuta, trovando un’intersezione da tutti questi quattro segmenti.

Ovviamente per farlo cos’è importante? È importante sicuramente che si trovi un’azienda in cui si può fare strada assieme.
E, ecco, qua c’è un po’ la chiave, la differenza di ciò che pensiamo noi per quanto riguarda la la cultura aziendale in Marketers. Cioè, tutti dicono “Tu hai una mission, hai una vision e ti porti a bordo delle persone che vogliono contribuire alla tua vision e alla tua mission”. Ecco, secondo me questo non è sufficiente. Cioè le persone hanno sempre, avranno sempre, un un principio di egoismo che li muove, perché hanno una loro mission e hanno una loro vision. E per questo non puoi pensare che la tua mission, la tua vision come imprenditore sia uguale a quella del tuo collaboratore, del tuo dipendente.

Quindi bisogna trovare un sistema di intersezione bisogna creare un’intersezione tra la tua è quella del collaboratore, e quando si trova allora nasce qualcosa di magico. E sicuramente per far sì che possa nascere cosa di magico, che ci sia questo punto di contatto è proprio quello di essere in grado di essere attrattivi, di dedicarsi tanto le persone. Perché se non ci si dedica alle persone come si fa in qualche modo a per andare a contatto con le due diverse vision?

E qui infatti mi voglio collegare a un passaggio del libro con cui iniziato, Extreme teams, – che parla di perché Netflix, Pixar, Airbnb e altre aziende all’avanguardia prosperano dove molte altre falliscono – e parla del…  dice “Noi, le aziende rivoluzionarie hanno bisogno di persone che sono ossessionate – lui dice – considero ossessivi i team più efficaci perché questo termine suggerisce un livello di impegno che va ben oltre quello che si trova in società più convenzionali, dove le persone possono offrire un’elevata professionalità, senza tuttavia essere totalmente immerse nel lavoro. L’ossessione potrà non essere sana, ma è una peculiarità delle grandi compagnie e dei grandi team. – e poi continua e dice – C’è sempre il rischio che chi possiede una personalità ossessiva si lasci consumare in modo distruttivo dal lavoro, con conseguenze negative sulla propria salute e sulla vita della sua famiglia. C’è una differenza tuttavia tra l’essere ossessionati E l’essere dipendenti dal lavoro. Chi ossessionato, nella mia accezione del termine, trova un significato nel suo lavoro e lo ama. Al contrario chi è drogato di lavoro, non utilizza anzi il lavoro come un mezzo per evitare qualcos’altro, che gli provoca ansia o disagio”.

Eh, questo ragazzi è fondamentale.
Le grandi aziende, le aziende rivoluzionarie riescono a trovare persone ossessionate, ma ossessionate in senso positivo perché riescono proprio a raggiungere questa intersezione nella propria vision con la vision personale del collaboratore.
È fondamentale questo.
Quindi noi ragazzi possiamo impegnarci quanto vogliamo sulla mission, sulla vision, sui valori, sul culture deck, ed è qualcosa che dobbiamo fare perché è fondamentale, se non lo prendiamo noi pratico, se non ci focalizziamo noi su tutto ciò, eh, non succederà mai, non avremo mai una cultura aziendale all’interno dell’azienda: la cultura aziendale sarà autogestita, noi invece dobbiamo direzionarla per il bene di tutta l’azienda. Perché il nostro lavoro come imprenditore è proprio questo: staccarci dalla strategia per direzionare la cultura aziendale in ciò che è bene per tutti. 

Siamo una sorta di angeli custodi, non so, mi piace – se vi ascoltate l’episodio 1 di Live Session con I capolavori – allenare, no? E dice “Allenare è guardare da fuori”. Ecco questo deve fare l’imprenditore: guardare da fuori per migliorare l’interno. Quando sei troppo dentro invece diventa davvero difficile andare a farlo, no?
E quindi è importante vivere e dedicarsi a ciò.

Quindi voglio finire con questi punti, perché vi ho parlato un pochino di tutto: vi ho parlati di vision, vi ho parlato di mission, vi ho parlato di valori, vi ho parlato di attrattività, vi ho parlato di culture deck, vi ho parlato di persone, e mi manca parlare di handbook.

Ora siamo già 45 minuti, è una puntata molto lunga, molto densa: tanti concetti, tante cose da poter portarci a casa.
E anzi mi piacerebbe tantissimo ragazzi ricevere delle vostre riflessioni, e per questo penso che farò un po’ sulla mia pagina dove vi chiedo se riflettiamo assieme su tutto ciò, perché io vorrei dedicare molti più episodi alla cultura aziendale, penso che ce ne sia davvero bisogno. Ce ne sia davvero bisogno per il tessuto imprenditoriale odierno, e ce ne sia davvero bisogno per il tessuto di dipendenti odierno, perché tutti e due dobbiamo andare nella stessa direzione, non vedendo in occhio negativo uno l’altra categoria: facciamo tutti parte dello stesso ecosistema, assolutamente.

E quindi dell’handbook voglio soltanto anticiparvi.
L’handbook è un manuale pratico dove si racchiudono un po’ tutte le Policy, tutte le buone norme di come lavoriamo e quant’altro.
Ecco come diceva prima Alessandro Rimassa, l’handbook è molto meno importante, molto meglio avere un handbook di 20 pagine che avere un handbook 200 pagine che non gestisce nessuno, che non legge nessuno, ma aver lavorato molto di più su ciò che è la cultura aziendale, per far sì che tutti quelle 20 pagine le vivano come se fossero le proprie. Anzi Saranno loro a voler a aggiungere delle nuove pagine all’interno.

E con questo ragazzi io penso davvero di aver detto tutto per questa puntata e spero di essere riuscito a farvi riflettere e avervi dato degli input su cui ragionare, sulla direzione che volete prendere con la vostra azienda, o siete dei collaboratori dei dipendenti, su ciò che potete portare all’interno della vostra azienda: perché tutti abbiamo la responsabilità di creare un posto di lavoro migliore, e tutti abbiamo la responsabilità se vogliamo andare da un punto A a B di metterci in gioco per andare.
Chi dice “Non è mio compito” non ha capito che sicuramente non potrà far parte di una azienda che sia rivoluzionaria, e sicuramente non potrà riuscire a non fare compromessi nella sua vita e realizzare tutto ciò che vuole. Chi invece lo farà potrà realizzare tutto ciò che vuole.

E con questo ragazzi io ci tengo a salutarvi, chiudere come chiudo sempre, ricordandovi che ci vedremo all’improvviso.

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