003 LATESESSION! La gioia di vivere e la nuova summer of love.

Trascrizione:

3… 2… 1… LateSession 003 Radio Cresi.

Ci siamo, dopo tre mesi sono tornato. Evvai, non vedevo l’ora. 

Io sono in Valtellina, provincia di Sondrio, qua sono l’1:07: notte fonda, direi. Fuori non c’è una bella stellata perché sta per nevicare è vicino a me c’è un bicchiere di Braullio, un bicchiere d’acqua – molto più buono il bicchiere di Braullio direi -, un computer – un Mac – un cellulare e 6-7 libri con in cima Manuele Fior Celestia, che è una graphic novel, che sorreggono il microfono: una situazione precaria, ma mai meglio di questa visto che ho una voglia matta di tornare in radio.
E mettiamo subito una piccola canzone. Un po’ di blues con questa chitarra elettrica per una nottata di quarantena.

Rieccoci qua. Oh, che bella ragazzi, che bello tornare a fare la radio, che bello essere di nuovo qua insieme. Non vedevo davvero, davvero l’ora.
Una situazione precaria. Perché situazione precaria? Mah, situazione precaria semplicemente perché tutta la mia attrezzatura, la mia bellissima Rodecaster Pro con cui in questo periodo di quarantena avrei potuto fare di tutto e di più – non sapete quanto mi manca – e i microfoni sono Valbrona. Valbrona, paesino sul lago di Como dove ho la casa dove mi trasferirò a vivere, ma causa quarantena non c’è la cucina. Ho dovuto annullare l’arrivo (arriverà quando finirà la quarantena) quindi non sono là.
Come mai avevo portato tutto là? Beh, perché la cucina doveva arrivare esattamente il giorno dopo che hanno annunciato il lockdown dell’Italia e quindi sono rimasto in Valtellina. Non che mi dispiaccia, eh. Sto benissimo qua, sono contento, ma avevo voglia di registrare. Quindi l’altro giorno ho detto “Basta! Non ne posso più. Mi ordino un microfono”: ho ordinato un piccolo microfono a condensatore, un meteor – che tra l’altro sarà comodissimo da portare in giro, in viaggio quando vorrò -, il jack per le cuffie e poi mi sono ingegnato con 2-3 software per far funzionare un po’ tutto. Quindi se le musiche non partiranno al centesimo e tutto è perché non ho dei bei joypad, ma ho il Mac e il trackpad per potermi muovere all’interno di tutto.

Ragazzi, che bello, ci siamo. L’ho detto già un sacco di volte ma sono davvero felice. Non facevo un podcast, una puntata della radio, da tre mesi.
L’ultima volta era fine dicembre, stavo partendo per il Marocco e vi ho parlato di Aldo, Giovanni e Giacomo, Mick Jagger e la revisione annuale. Avrei voluto parlare di viaggio nella prossima – e ne parleremo – ma poi sono stati tre mesi che sono volati.
Gennaio. Due settimane di febbre e il resto a pianificare con Marketers l’anno – e meno male che l’abbiamo fatto perché se non avessimo pianificato ora sarebbe davvero, davvero un momento difficile.
Febbraio. Ristrutturazione della casa, lavori, tutto, quindi non ho avuto un secondo oltre il lavoro.
Marzo. Che bello: mi fermo, inizio a sciare, routine, mi trasferisco nella nuova casa… Bam! Lockdown. Pandemia. Tutto chiuso.
E allora se è tutto chiuso, se c’è la pandemia, perché cavolo fai un episodio che si intitola La gioia di vivere? Ma che gioia c’è di vivere in questo periodo? Ah, ragazzi basta. Basta negatività. Cioè, è assurdo ogni volta che si guarda la televisione, apriamo i giornali, apriamo qualsiasi cosa, c’è tutta negatività. Almeno prima c’era la gente, c’era la pubblicità che ci vendeva le cose, usciva il nuovo iPod e tutti facevano gli articoli sul nuovo iPod. Ora esce il nuovo iPod e neanche lo viene a sapere che esce nuovo iPod, iPad scusate.

Perché non lo venite a sapere? Per il semplice fatto che tutti parlano della pandemia. Basta, basta, basta. È vero, è una brutta situazione, non possiamo negarlo, abbiamo vissuto momenti peggiori. L’Italia e ora il mondo sta vivendo questa situazione, ma non possiamo soltanto guardare notizie negative, dobbiamo vedere quanto c’è di bello, dobbiamo comunque vivere. E per questo Gioia di vivere è il titolo di questo episodio di Radio Cresi, del LateSession. E spero che vi mettiate comodi per ascoltarla in modo tale che possiate prendervi un po’ di tempo dove non si parla di problemi negativi, per niente. Perché non si parla di problemi negativi? Perché sono d’accordo: quando c’è un problema negativo è giusto che lo viviamo, è giusto che viviamo l’esperienza negativa e non l’andiamo a tenere dentro di noi. Perché? Perché se la teniamo dentro di noi a un certo punto diventa grossa, grossa, grossa, grossa e poi esce e impazzisce. Ma è anche vero che una volta che l’abbiamo tirata fuori non possiamo vivere in quello stato negativo, dobbiamo reagire. Azione – reazione: è sempre così, se non c’è una reazione è un casino.

Quindi per far sì che ci sia una reazione dobbiamo far cosa? Pensare a ciò che noi abbiamo il nostro possesso e cercare di circondarci di stimoli positivi. Quindi cosa c’è di meglio che una puntata dove si parla solo di cose positive. E prima cosa positiva di cui voglio parlarvi è: andrà tutto bene. Oh, andrà tutto bene: questa è la frase che vorrei tatuarmi. Scherzo, ovviamente non voglio tatuarmela ma è la frase che piace tantissimo, che anche qua che ci sono poche case ci sono i bambini che hanno deciso che in ogni casa – penso che l’avesse organizzata o forse qualcuno ha visto il primo bambino che l’ha fatto e ha deciso di farlo anche sulle altre case – hanno tutti messo fuori uno striscione dipinto, chi con l’arcobaleno, chi con i fiori, chi con le montagne innevate, con scritto “Andrà tutto bene”.
E m’ha colpito questo messaggio, che sono dei posti che nella bergamasca, la zona più colpita a un qualcuno è andato ad attaccare in giro. Che bel messaggio. In un momento negativo dei messaggi di positività: penso che non ci sia cosa più bella.
E quindi quando le cose vanno male, ricordiamocelo: andrà tutto bene.

C’è una citazione che vorrei leggervi… Cavolo, non l’ho preparata. Mi preparo un pochino una traccia di quello che voglio dirvi poi improvviso, ma un minimo una traccia la preparo. Quindi ora apro Instagram, vado nei miei post e cerchiamo questa traccia, scusate non traccia, questa frase che voglio leggervi, che in questo periodo qua la sera prima di andare a letto guardo le stelle, e mentre guardo le stelle ci penso.
Vi lascio un po’ con la musica, intanto la vado a cercare.

Eccoci qua di nuovo, l’ho trovata subito. E tra l’altro mentre scorrevo le frasi varie che ho salvato – alcune ce le ho salvate in Evernote, ho in un taccuino gigante con tutte le citazioni che mi piacciono, e altre invece, siccome su Evernote non mi ricordavo con che parola cercarla, mi ricordavo di averla salvata negli highlights di Instagram – e ho trovato una frase che parte con Gioia di vivere. Dopo vi leggo anche quella.
Sentite questa, l’ha scritta Pavel – scusate la pronuncia – Florenskij, che era penso un martire cristiano – è stato condannato morte -. Era un cristiano e durante la sua permanenza in cella prima della condanna a morte, ha deciso di pubblicare questo trattato. Non è neanche un trattato, è una raccolta di lettere.
Ecco, mi viene adesso la parola, ma come al solito LateSession è caratterizzato da questo: è sera, c’è stanchezza, giornata lavorativa passata, ci stiamo rilassando, beviamo un goccio di Braullio, qualche strafalcione capita.

Quindi scriveva queste lettere al figlio, e diceva al figlio: “Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete”.

Ecco, io questo faccio la sera prima di andare a letto: guardo le stelle. Spero di vedere le stelle – stasera non le vedrò, quindi guarderò il cielo, spero di vedere uno spiraglio della luna – e penso a questo, penso “Andrà tutto bene”. E mi infonde una pace, una una sicurezza e spero che possa infonderlo anche a voi.

Ma torniamo a Gioia di vivere. Intanto vi elenco la frase “Gioia di vivere” che mi sono segnato sempre qua, in parole che ho pubblicato su Instagram che ho visto prima, e ho detto “Wow. Guarda che te che casualità: parlo di gioia di vivere e trovo una frase sulla gioia di vivere, che neanche mi ricordavo di aver mai scritto”.
Adesso ve la leggo: “La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, dal trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso”.

E questa frase “continuo cambiamento, trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso” mi dà anche il là per parlare di quello che volevo parlarvi. Quello volevo parlarvi che è… Una persona, anzi due persone. Una persona è Lucio Corsi, l’altra persona è Fabio Volo, legate assieme da un filo conduttore che sicuramente è la gioia di vivere, ma anche da un altro filo conduttore che è Daria Bignardi.
Daria Bignardi è una giornalista che mi piace tanto, la seguivo fin dalle Invasioni barbariche, e ora ha una trasmissione che si chiama L’Assedio – penso su Canale 9 ma non ne sono sicuro, ma su Spotify trovate i podcast -.
Ecco, Daria Bignardi ha intervistato nella scorsa puntata sia Fabio Volo che Lucio Corsi. A me piace guardare le interviste di persone che stimo, e poi se c’è una persona che stimo guardo anche tutto il resto della puntata per conoscere nuove persone. In questo caso stimo Fabio Volo. Stimo Fabio Volo perché è una persona eclettica, una persona che è riuscita a fare quello che voleva della sua vita.

Pensate, l’anno scorso ha preso la famiglia, ha preso un camper in Nuova Zelanda, ha girato la Nuova Zelanda, poi è andato a Bali, è andato in America, ha girato l’America e intanto scriveva il libro e viveva con la sua famiglia: cosa si può volere di più, no?
È quindi una persona persona che stimo, che a 18 anni, a 16 anni, mi ha anche ispirato perché quando leggevo i suoi libri mi sentivo protagonista di quei libri, dicevo “Cavolo, riesce proprio a parlare a me”.
Io voglio parlare a qualcuno, voglio tirare fuori le mie emozioni, mi ha dato il là per iniziare a scrivere. E ogni volta, quando c’è qualche periodo magari più difficile, qualche periodo che ho voglia di comunicare particolarmente, scrivo.
Ora faccio la radio – che mi piace altrettanto e prima di tutto è una valvola di sfogo, una finestra sul mondo per me – e poi ho scoperto che c’è altra gente a cui piace, che la ascolta, è nata questa piccola community di persone che ascoltano Radio Cresi. Chissà, nascerà un canale Telegram per chiacchierare, per tenerci aggiornati, prendere i vostri vocali e buttarli dentro nella radio così da sentirsi tutti più partecipi. Ma sto divagando, torniamo a L’Assedio.

Ecco, parlavamo dell’orizzonte in continuo cambiamento, di avere un orizzonte sempre diverso, per far sì che ci sia la gioia di vivere. Ecco, Lucio Corsi. Lucio Corsi è un cantante, è una personalità della Maremma Toscana, un ragazzo penso del ‘92-’93, suona la chitarra da Dio, suona anche altri strumenti – pianoforte, polistrumentista -, è molto dandy, quindi come si veste molto rock anni ‘60-’70, e scrive dei testi profondi. Profondi. Uno di questi questi qua – adesso vi leggo un pezzo – è Cosa faremo da grandi. E una delle frasi che dice – vi consiglio di ascoltarlo perché parla di dove nascono le conchiglie, l’Isola d’Elba, Isola del Giglio, tutte delle metafore che sono molto belle – a un certo punto dice “Buttando nel vento il lavoro di anni perché nemmeno da vecchi si fa la faremo da grandi”.
Ecco, l’orizzonte in continuo movimento, l’orizzonte che continua a mutare: nemmeno da vecchi sapremo cosa faremo da grandi.
E questo là m’ha… non lo so… m’ha ispirato, questo pensiero di questa canzone qua che mi ha detto Wow. Quindi questo mio continuo magari piacermi far cose diverse, aver voglia di stimoli diversi, che mi dà gioia, è perché effettivamente è vero: perché dobbiamo per forza sapere cosa faremo da grandi?

Ora voglio farvi sentire un piccolo estratto da questa intervista dove parla di questa canzone. Sentite che bello. Allora, aspettiamo… scusate, ma devo imparare. Stoppiamo la base con il tasto 1 e poi facciamo partire con il tasto D.

Daria: Si chiama proprio Cosa faremo da grandi che è una cosa che ci chiediamo tutti, anche da vecchi.

Lucio: Esatto! Che non c’è risposta.

Daria: Non c’è risposta.

Lucio: Non c’è, ma è giusto così. Cioè, va bene anche così, no? Cioè… È bello anche… Cioè, questa canzone, Cosa faremo da grandi parla di grandi imprese mandate in fumo con l’animo in pace. E poi di un modo di vivere – possibile, secondo me – dove si festeggiano più le linee di partenza che i traguardi. È questo ciò che mi ha passato un po’ la mia famiglia, perciò quest’idea qua, che si può essere felici anche senza questa smania di arrivare, di essere realizzati in qualcosa. Può anche non esserci. Cioè nel senso, si può anche stare bene ripartendo più volte in vari modi nella vita.

Avete sentito? Cioè, non fare qualcosa per forza per lo scopo.
Quante volte la gente mi chiede “Come posso guadagnare on-line?” o “Come posso riuscire a sfruttare quello che sto facendo per guadagnare?”. Non è la domanda giusta. Cioè, dovremmo riuscire a muoverci per qualcosa di più grande, no?
Quando parliamo della vision di Marketers – e qua mi voglio collegare – diciamo che vogliamo creare un movimento di rivoluzione comportamentale per aiutare le persone ad abbandonare il percorso prestabilito e cercare la propria autorealizzazione.
Cioè, è questo. Io penso che un cantante che diventa famoso non inizia a suonare per fare il cantante per diventare famoso. Una persona che inizia la passione al digital marketing non si appassiona perché dice “Wow, ci farò un sacco di soldi nel digital marketing”. Quella poi è una conseguenza. E allora essendo una conseguenza sarai anche felice di quello perché ti piace quello che stai facendo. Ma se iniziassi a fare digital marketing per guadagnare, a un certo punto direi “Che palle il digital marketing, voglio fare una cosa di nuovo!”.
Radio Cresi è un po’ questo. Perché sto facendo Radio Cresi? Non lo so, mi fa stare bene? Sì. Allora celebriamo questo grande inizio, celebriamo l’inizio di Radio Cresi, celebriamo l’inizio di questo percorso. E chi se ne frega di tutto il resto. Mi fa stare bene? Lo faccio. Non mi fa stare bene? Non lo faccio, mi fermo. Questo deve essere.
E poi cosa farò tra vent’anni? Boh, chi lo sa? Cosa c’è di più bello di non sapere cosa faremo tra vent’anni, cosa faremo tra dieci anni, cosa faremo tra cinque anni.
Attenzione: questo non vuol dire che non dobbiamo pianificare, non dobbiamo pensare al nostro futuro. Certo che dobbiamo pensarlo, ma non dobbiamo vivere solo pensando a quello.

Cioè, quando ho fatto il brevetto per diventare maestro di sci sapevo che non avrei fatto il maestro sci per tutta la vita, però volevo farlo perché mi dava soddisfazione, mi riempiva. Era un po’ di anni che volevo farlo, era un sogno che volevo raggiungere. E ora raggiunto il sogno, l’ho fatto, mi è piaciuto, poi ho capito che non potevo fare quello, avevo bisogno di darmi degli obiettivi diversi per anche una stabilità economica. E quindi ho fatto scelte diverse.
Ora, dal punto di vista economico, sto andando bene, sono tranquillo, ho un lavoro che mi piace, ho un’azienda da portare avanti che mi piace – anzi una holding – e torno a fare il maestro di sci qualche volta all’anno, anche soltanto tre giorni, perché mi dà gioia.
Questo è un po’ il senso, un po’ quello che Steve Jobs dice “Non puoi unire i puntini. Cioè, tu puoi semplicemente passare da un puntino all’altro, vedere tanti puntini, ma i puntini li unirai soltanto alla fine. Non puoi unirli prima, lo capirai dopo”.

Ecco, è questo un po’ il senso. E parlando di sogni, questa frase – scusate, ho un pochino di raffreddore -, questa frase che dice – aspettiamo che la trovo – “Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada diventi facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto ad un sogno nuovo, e non bisogna volerne trattenere alcuno”. È una frase di Hermann Hesse. Ed è una frase bellissima se ci pensiamo. Cioè, se ci pensiamo è bellissima perché i sogni cambiano. Quante volte diciamo “Cavolo. Ho quel sogno. L’ho raggiunto. E ora? E ora qual è la mia strada? E ora qual è il mio movimento? In che direzione devo andare?”. E non lo sappiamo bene, ma non dobbiamo neanche farci troppi problemi di quel sogno che l’abbiamo raggiunto, l’abbiamo accantonato, rimesso in un cassetto: piano piano andremo a trovarne un altro. L’importante è essere in movimento, avere qualcosa che ci smuove.
E Infatti qua c’è un’altra frase – lo so, amo le frasi ragazzi, cioè proprio le amo, e quando le trovo me le segno -, questo è il libro di Moitessier – è uno dei più grandi navigatori, ha fatto il giro del mondo il libro – La lunga rotta – se vi capita di leggerlo, bellissimo – e lui a un certo punto dice “Naturalmente continuerò per il Pacifico. Non so più chi diceva “Ci sono due cose terribili per un uomo: non aver realizzato il proprio sogno o averlo realizzato””.
Ecco, io concordo. Cioè, averlo realizzato è terribile se subito poi non sei in movimento e trovi qualcos’altro perché ti senti perso. Non averlo realizzato vuol dire averci rinunciato, invece anche se non realizzi ma sei in movimento per realizzarlo… Wow! La vita è fighissima. La vita è bella. E questo secondo me è qualcosa di unito a quanto ci diceva prima Lucio Corsi con la sua canzone “Nemmeno da vecchi sapremo cosa faremo da grandi”. Celebrare i grandi inizi è davvero bello.
Intanto sotto abbiamo la musica più cattiva, questo banjo bello aggressivo, musica country… Dai, ascoltiamocelo un pochino.

È quasi ipnotica questa musica. Però il banjo non so, ha quel fascino… mi piace tantissimo!
Ecco, in questo periodo di quarantena cosa state facendo? Vi capita di… Cioè, il tempo scorre più lento. È vero abbiamo tantissime cose da fare magari, perché abbiamo un’azienda, dobbiamo capire come portarla avanti, pianificare per stare in piedi in questo periodo e prepararci a ciò che sarà dopo. Oppure invece abbiamo molto più tempo perché – scusate un secondo ma il microfono se mi asciugo perché ho la barba lunga, bevo l’acqua e i baffi mi si impegnano un pochino, mi asciugo, metto davanti il fazzoletto, il microfono a condensatore non si sente – dicevo che ad altri invece magari scorre un pochino più lenta. Scorre un pochino più lenta perché? Perché magari abbiamo un attività off-line o altro e siamo un attimo fermi, quindi cerchiamo di capire cosa fare, ma scorre anche più lenta.

Ecco: gioia di vivere è cercare di non farsi riempire soltanto da ciò che è di negativo in questo periodo, ma pensare anche a ciò che ci dà di positivo. Stiamo recuperando quel tempo che ci siamo sempre, sempre, sempre lamentati di non avere, giusto? E ora invece ce l’abbiamo quel tempo. E quindi possiamo usarlo. E possiamo usarlo per cosa? Sta esplodendo la primavera. Beh, forse oggi no, tre giorni fa sì, oggi ha nevicato in mezza Italia. Però… E non sento la musica, non so perché, qualcosa sta andando storto… è volume zero quindi semplicemente faremo tac, tac e ripartiremo.
Scusate ragazzi, ve l’ho detto, situazione improvvisata ma volevo a tutti i costi fare la radio, mi fa bene e so che fa bene a tanti di noi, ci fa piacere stare insieme.
E questa canzone l’ho per rimessa perché mi piace davvero, davvero, davvero troppo. Penso che stasera mi addormenterò con questa canzone qua, sognando anche di imparare a suonarla, perché sto imparando a suonare la chitarra, ma non sono ancora sicuramente a questo livello.

E dicevo quindi in questo momento qua, in questo periodo, io sto riuscendo a prendere magari del tempo per ascoltare la primavera: ha un giardino, sono fortunato da questo punto di vista qua, mi sono messo sull’amaca, e vedere le api che girano ad assieme ad altri insetti intorno ai primi fiori, il vento che muove, quindi primi fiori che già perdono i petali. E non so, è bello. Mi dà un senso di quel tempo che abbiamo perso. Non so se vi ricordate, per chi ha studiato allo scientifico o al classico “Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi… “: Tu che riposi sotto un faggio recondito… Adesso non mi ricordo neanche di chi era questa poesia qua, però queste immagini bucoliche, quindi prendere quel tempo con la natura che ci è sempre mancato, per chi può stare a contatto con la natura. Per chi non può mettersi le cuffie e ascoltarsi un bel disco.

Da quanto non abbiamo più tempo di ascoltare un disco e ascoltiamo una singola canzone? Prendete un disco, mettetevi le cuffie e ascoltatelo dall’inizio alla fine. Sono in fissa con il Blues: prendete B.B. King, prendete il suo The Best e c’è l’album su YouTube – un’ora e 50 – mettetevi le cuffie e lasciatevi andare, ascoltatelo: è fantastico ragazzi. È davvero, davvero fantastico.
Cioè, cercate di darvi del tempo per voi stessi, del tempo in cui pensare a qualcosa di positivo. Lo so, è strano, no? Perché viviamo un periodo talmente negativo che quando viviamo delle emozioni così forti, positive, la cosa che ci piace, poi dopo vediamo il lato negativo e dici “Cacchio, mi sento quasi in colpa. Va tutto così male eppure mi sento così bene in un determinato momento”. Però è questo. Cioè, c’è il momento per tirar fuori la parte negativa e quando poi… BAM! È uscita, dobbiam tirar fuori il lato positivo, perché è sotto il nostro controllo e ci aiuta ad andare avanti e a reagire più velocemente a questo periodo.
E poi questo dobbiamo però ricordarcelo anche dopo. Perché quando si ritornerà alla normalità – e quando si ritornerà, ma si tornerà – la normalità, dobbiamo ricordarci quello che abbiamo provato di positivo in questo periodo e non farci riprendere dall’affanno.

Tra poco leggeremo un testo che parla proprio di questo.

Ora voglio invece parlare di Fabio Volo. Fabio Volo, anche lui parla di gioia di vivere. Ha scritto l’ultimo libro, si chiama “Una gran voglia di vivere” mi sembra, ma voleva chiamarlo gioia di vivere. Allora durante l’intervista con Daria Bignardi, gli fa “Per te cos’è la gioia di vivere?”. E lì ho detto “Voglio fare una puntata sua gioia di vivere”. Ragazzi, era forse il 6 gennaio, sono arrivato un po’ lungo, ma mai come ora è il momento giusto per una puntata sulla voglia di vivere. Quindi sentiamoci Fabio Volo e subito dopo sentiamoci un’altra bella canzone sempre in stile country.

Fabio: “… era figlia di gente della guerra. Insomma non ci danno quello strumento, è difficile insegnare ai figli la gioia di vivere: nessuno ce l’ha come obiettivo come genitore. Ti dicono “Ti devi laureare. Devi studiare. Devi fare il bravo. Devi stare attento, Devi fare quello…“. Cioè, non c’è uno che si impegna a dire “Devi star bene. Devi… La gioia di vivere”. Perché se no non ha senso. Sennò ti fai prendere dalle faccende della vita, e dopo con le faccende della vita ogni giorno c’hai un buon motivo per odiare. E invece la gioia di vivere è meravigliosa”.

Daria: “Quanti anni hanno i tuoi figli?”

Fabio: “Sei e quattro.”

Daria: “E tu come glielo insegni?”

Fabio: “Mio figlio di sei già si vergogna quando io canto sul tram alla mattina con lui quando lo porto a scuola, giustamente no? E lui mi dice “Eh papà, la smetti?” e io dico “Io la smetto, ma non ti devi mai vergognare di essere felice” gli dico sempre”.

E questa ragazzi era Gypsy Django degli Humming House e la metterò nella playlist quella LateSession che trovate sempre su Spotify. Tra l’altro LateSession tutto attaccato perché se lo scrivete tutto staccato – cioè Late staccato Session, non tutto staccato – non si trova, non va Spotify così, non funziona. Quindi tutto attaccato.
Adesso stavo dicendo “Forse conviene che lo stacco e via”, ma no, lasciamolo attaccato e chi la vuole la trova, chi non ci ascolta giustamente non la trova, e va bene così.

Ragazzi è bestiale come il tempo è volato, sono arrivato a 28 minuti, pensavo più o meno, per parlare di queste cose qua, di stare nel nella ventina di minuti. Adesso vediamo la traccia se ho parlato di tutto, ma direi di sì, che abbiamo visto tutto…
Avete sentito che bello anche il messaggio di Fabio Volo? No, io immagino Fabio Volo la mattina con suo figlio che sale sul tram si mette a cantare e il figlio fa “ Papà! Ma cosa fai? Mi vergogno” e lui “Devi essere felice di avere la gioia di vivere dentro di te!”. Però dev’essere simpatico. Dev’essere simpatico anche da vedere la scena da fuori. Io faccio parte di quelle persone che… In pubblico sì, tante volte magari per alcune cose ho un certo ritegno, che da una parte è rispetto, ok? Dall’altra invece a volte è fin troppo rispetto, è quel qualcosa in più che penso io che sia rispetto invece dovrei più lasciarmi andare. E magari appunto se voglio manifestare una mia emozione, manifestare la mia emozione.

Ora ragazzi per concludere – e non è concludere perché ci metterò 7-8-10 minuti a leggere questo bellissimo testo. Testo che ha scritto Iacopo – per chi è venuto al Marketers World l’ha visto sul palco, per chi segue Marketers lo conosce perché è un partner di Marketers -, Iacopo Pelagatti ha scritto un bellissimo testo intitolato “La nuova Summer Love”. E me l’ha mandato via mail, sulla newsletter di Marketers, anzi di Tribe, e ho deciso di leggerlo – gli ho chiesto ovviamente l’autorizzazione – perché secondo me è molto bella, ha molto a che fare con la gioia di vivere e ha molto a che fare con vivere positivamente questo periodo. Quindi ragazzi voglio leggervi questo testo e subito dopo mi lascio andare, perché con questo testo qua con una bella base sotto, è bello appena finito di ascoltarlo rimanere un po’ a occhi chiusi e riflettere. Un po’ come se fosse una meditazione.

Quindi vi saluto ora e vi dico che assolutamente, assolutamente, ricordiamoci che andrà tutto bene.
La nuova Summer Love.

Luca, 

difficile mettere in parole questo periodo denso di emozioni che aleggiano nell’aria. 

Artisti, musicisti e poeti saprebbero prenderle e trasformarle in opere da guardare, ascoltare e leggere.

Opere che le persone possano ammirare dicendo: “ecco, questo è esattamente ciò che provo. Più la guardo, più comprendo me stesso”.

Mi trovo quindi nella scomoda situazione del copywriter senza nulla da vendere (Gary Halbert, odiami) e con tante emozioni complesse da raccontare. 

Partirò da un pensiero che si sta facendo largo nella mia mente da giorni: 

Viviamo un momento meraviglioso e non ce ne stiamo ancora rendendo conto.

Sono impazzito? Sembrerebbe di sì.

Ho letto tutte le notizie catastrofiche: da quelle riguardanti l’emergenza sanitaria a quelle sulla crisi economica che ci attende e sui difficili equilibri politici dell’Europa.

A quanto pare potremmo presto assistere a una crisi che farà un baffo a quella del 2008. Un effetto domino gigantesco che colpirà il mondo intero, creando tensioni, separazioni e tanti “io penso a me, tu pensa a te”.

D’altronde abbiamo già visto comportamenti preoccupanti…

Supermercati presi d’assalto. Geniacci che provavano a sconfiggere il virus a colpi di spritz. Stati europei che facevano pernacchie all’italia in ginocchio. I cittadini americani che proprio in queste ore stanno facendo scorta di armi e carta igienica, come se fossimo davanti all’indigestione del secolo o a una vera e propria guerra (o ancora peggio: a entrambe le cose).

Cosa c’è quindi di meraviglioso in questo scenario distopico candidato al premio come più grande crisi del ventunesimo secolo? 

Torniamo al 15 gennaio. 

Quel giorno ho mandato una mail in cui scrivevo dell’ambiente arrivato al punto del non ritorno.

Dell’ultimatum alle aziende per iniziare davvero a contribuire e non pensare solo al profitto (che equivale sempre a una perdita nascosta). 

Della tecnologia che ha cambiato profondamente la nostra realtà togliendoci il piacere della vita offline (che un tempo chiamavamo semplicemente vita). 

Del lavorare troppo e perdere la bussola della nostra direzione. Dell’importanza di tornare a innamorarci della nostra stessa stranezza. 

Sono passati solo tre mesi da allora. 

Guardati intorno (magari dalla finestra, senza uscire). Non è una rivoluzione silenziosa ciò che sta succedendo? 

La co2 in queste ultime settimane sta regredendo e l’aria nelle città (Milano in primis) non è mai stata così pulita. 

Un ricercatore della Stanford University di nome Marshall Burke ha addirittura calcolato che il beneficio sull’ambiente apportato dalla quarantena in Cina avrebbe salvato più vite di quelle strappate dal virus. 

Precisamente: 4,000 bambini sotto i 5 anni e 73.000 adulti over 70 salvati. 

Ogni anno l’inquinamento dell’aria causa 19 volte le morti della malaria. 16 volte le vittime di violenza, 9 volte i morti di AIDS, 45 volte quelli per alcool e 60 volte quelle della droga. 

Ci sono grafici che mostrano i livelli di inquinamento del cielo italiano ridursi drasticamente in questi giorni. 

Da qualche ora circolano online foto che mostrano le acque notoriamente torbide di Venezia diventate cristalline e i delfini tornare a nuotare sereni nel porto di Cagliari.

Le aziende (così come le persone) non hanno mai fatto così tanta beneficenza e non si sono mai impegnate così tanto per aiutare gli altri come ora. 

Negli ultimi giorni sono stato letteralmente bombardato da iniziative benefiche. 

Se normalmente devo fare lo slalom tra chi prova a vendermi qualcosa, ora lo sto facendo tra chi prova a farmi aiutare gli altri.

Mi hanno persino contattato imprenditori che (nonostante i miei miseri 700 follower su Instagram) mi hanno chiesto di fare “promozione etica” ai loro prodotti, i cui profitti sarebbero andati agli ospedali in difficoltà. 

Aziende che si sbattono per cercare di aiutare, collaborando con influencer senza follower ma che condividono il loro messaggio. Anche solo un mese fa sarebbe stato impensabile.

Una ragazza di nome Isabella la settimana scorsa ha iniziato ad aiutare gli anziani del suo palazzo a Milano. Due giorni dopo è finita su Corriere, Canale 5, The Guardian ed è stata contattata dal New York Times.

Questo mentre gli influencer che ripostano foto dei loro piedini a mollo nel mare tropicale venderebbero la madre per avere un decimo di quella visibilità.

O mentre Tik Tok (ricordi, il social per ragazzini che cantano?) viene usato a Wuhan per raccontare la quarantena e trasmettere best practice per evitare il contagio. 

Il mondo è stato forse colpito, oltre che dal virus, da un attacco di consapevolezza?

La stessa che ci sta obbligando a stare con il nostro rapitore prima tanto amato, la tecnologia (facendoci capire quanto è bello stare lontani da lei). 

La stessa che sta facendo nascere dentro di noi una voglia pazza di vederci faccia a faccia, senza una chat o uno smartphone di mezzo. Una voglia che non potrà fare altro che aumentare nei prossimi giorni.

E mentre questo desiderio cresce dentro di noi, tutti abbiamo dovuto rallentare e riconsiderare noi stessi e il nostro ruolo nel mondo…

Chi sono? Dove sto andando? Perché faccio quello che faccio e per chi lo faccio?

Tra una domanda esistenziale e l’altra gli anziani ballano sui balconi al ritmo del dj che mette dischi dal palazzo di fronte, e anche una quarantena diventa una festa.

Siamo in guerra? Se lo siamo si tratta di una guerra strana, che finirà e ci farà amare ancora di più la pace.

Tutto ciò che va su, deve prima o poi tornare giù… lo hanno capito bene gli investitori che in queste settimane hanno visto crollare il prezzo delle azioni, sovraprezzate da anni. 

Ma allo stesso modo tutto ciò che va giù, prima o poi tornerà su… 

Ed è esattamente questo su cui dovremmo concentrare la nostra attenzione ora. 

Nell’emergenza che stiamo vivendo e che affolla i giornali e i nostri pensieri, il mondo si sta silenziosamente ripulendo, sta nascendo dentro di noi la consapevolezza dell’unità, ci rendiamo finalmente conto che possiamo fare la nostra parte. 

Stiamo rallentando, stiamo pensando e leggendo di più. Stiamo aspettando il momento in cui andremo a festeggiare tutti insieme, abbracciandoci davvero e non su Skype.

Questa energia esploderà con l’arrivo dell’estate, quando il virus (forse) ci lascerà in pace per un po’?

Nulla ci impedisce di auspicarlo…

Potrebbe essere una nuova summer of love, come quella che esplose a San Francisco (e poi nel mondo) alla fine degli anni ‘60. 

Potremmo vedere il mondo e noi stessi con occhi nuovi e organizzare una grande festa. Riprendere a vivere sapendo che non siamo isole e che il comportamento di ognuno ha effetti sul mondo intero.

E come la summer of love ebbe come epicentro San Francisco, questa nuova estate dell’amore potrebbe fiorire, perché no, a Milano.

Magari sulle note di Fedez invece che dei Jefferson Airplane (ok, non è la stessa cosa, ma ci va bene lo stesso). 

E mentre immagino tutto ciò, una domanda si fa spazio nella mia mente…

Che aspetto avrà il mondo una volta terminata la “guerra”?

Sarà diviso come dopo un pranzo di famiglia finito male (in cui tutti accusano l’altro di aver iniziato la discussione), oppure unito nella consapevolezza di avercela fatta insieme? 

È presto per dirlo, lo so. Ci sono ancora molte nuvole all’orizzonte…

Gli ospedali sono in tilt, noi siamo chiusi in casa e l’economia deve ancora metabolizzare il colpo. 

Ma questo non significa che dobbiamo essere ciechi davanti ai messaggi nascosti che ci sta sussurrando il mondo.

Accettiamo quindi la crisi e l’emergenza, rivolgendo però un occhio alla festa che verrà dopo. 

Condividere un messaggio positivo mi sembrava necessario, ora più che mai. 

Se vuoi fare lo stesso, non hai mai avuto così tanti canali per poterlo fare comodamente da casa.  

Peace,

Iacopo

E io ragazzi aggiungo: andrà tutto bene.

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