005 LATESESSION! Giovani e imprenditoria. Cucinelli e sogni per la comunità.

Trascrizione:

Infine questo libro, con un po’ di timore, è dedicato ai giovani: può sembrare strano che un’opera di ricordi, di tradizione e di capitalismo non sia rivolta a persone adulte, ma questa è anche una storia di emozioni, e sono convinto che senza la storia il futuro non è in grado di raccogliere e mantenere in vita, per centinaia e centinaia di anni, la rinascita di valori che vedo crescere di giorno in giorno. E da chi sarà raccolta questa rinascita se non dai nostri giovani, da quei ragazzi verso i quali fino ad oggi siamo in troppo debitori?

LateSession. Puntata numero 5.
Benvenuti. Qua sono le 2:20 di domenica 12 aprile. Domenica 12 aprile: Pasqua. Quindi Buona Pasqua friends.
Sono super felice di essere qui questa sera per parlare di un tema che è l’imprenditoria. E io sono in Valtellina, nella solita postazione provvisoria che mi accompagna in questa quarantena. Con me tanti appunti, una penna, una matita, tanti libri da prendere un pochino di informazioni, leggere con voi qualcosa, i miei software sul computer, l’immancabile Braullio – che ormai come avrete capito è un liquore alle erbe tipico della Valtellina – e visto che è Pasqua tradizione vuole un po’ di cioccolato delle uova di Pasqua, e poi come siamo abituati in queste puntate del LateSession della buona musica che ci fa da sfondo.

Sono delle giornate lunghe queste, siamo costretti a stare in casa, la primavera ormai è sbocciata e inizia a far caldo, chi è più fortunato ha un balcone o un giardino dove può prendere il sole, e queste giornate lunghe qua il tempo sembra scorrere lento. Però vi devo dire la verità che sono riuscito a trovare un – non dico, non è un accordo però, anzi sì, dai, mi piace come parola – accordo con me stesso. Ho detto “Cacchio, Luca! Se non ti impegni a sfruttare questo tempo per fare tutte le cose che di solito hai voglia di fare, come curare un pochino di più il tuo personal brand, lavorare a delle task specifiche di organizzazione che dici sempre “Ah, cavolo! C’è quella attività da fare. Questa è più importante. Ah, dopo c’è il World da organizzare e tutto… “ Cacchio, se non lo fai ora come puoi pretendere di farlo appena finirà la quarantena – e potremo piano piano tornare alla nostra vita – che vorrei andare a giocare a golf, a sciare, in barca a vela, a camminare in montagna, incontrare gli amici, le grigliate e tutto. Non puoi. Visto che ti piace far tante cose e in questo periodo qua però devi stare a casa, approfitta per fare quelle cose che ti piacciono, che sai che avranno un riscontro importante sul tuo futuro ma che finora stai rimandando perché magari già dopo che hai lavorato la giornata dici “Ok. Ora basta. Voglio fare qualcosa per staccare” “.

Ecco, sto portando avanti così le mie giornate. E poi oltre a questo mi devi dedico un po’ alle mie passioni, quindi sto suonando la chitarra e sto cercando di impararla, non è per niente facile, ma ci si prova. Ogni tanto viene voglia di prenderla e di sbatterla a terra, distruggere tutto, ma penso che sia normale come quando si impara qualsiasi cosa nuova, no?
Adesso non mi ricordo chi è che era ma si diceva “Sarebbe bello, anzi, sarebbe utile cercare di imparare ogni mese una cosa nuova”. Ecco io non sto imparando ogni mese una cosa nuova, ma imparare per più mesi a mantenere la costanza nel suonare la chitarra posso garantire che non è assolutamente facile, quindi direi che mi tengo questa come cosa da imparare.

Sto leggendo anche molti libri, libri sia di business, perché con Marketers è partito il Marketers book club all’interno della Marketers House e questo mese il primo libro che stiamo leggendo – ce l’ho qua, adesso lo prendo – è Extreme teams: perché Netflix, Pixar, Airbnb e altre aziende all’avanguardia prosperano dove molte altre falliscono?. È molto interessante, tra l’altro sono arrivato a pagina 73 e normalmente io prendo appunti all’inizio del libro, ma ho praticamente già finito le pagine a inizio del libro per prendere appunti perché dice davvero, davvero tanto e quindi lo so proprio studiando, sto scrivendo fogli su un su fogli.

E poi sto leggendo Il pastore di stambecchi, un bellissimo titolo di una persona della Val d’Aosta che ha vissuto in un paesino, ha fatto un sacco di lavori in montagna, da guardiaparco, guardacaccia, al contrabbandiere, ha fatto davvero di tutto. E c’è una ragazza che racconta la sua storia e si parla di come appunto spesso e volentieri perdiamo queste storie se non vengono scritte, tramandate dagli anziani, no?
Ed è un tema molto bello, molto bello anche collegato un po’ al podcast della settimana scorsa se ci pensate, il viaggio.
Ecco, perché viaggiamo? viaggiamo perché siamo curiosi, viaggiamo per raccogliere storie, e poi sarebbe bello riuscire a immagazzinarle queste storie qua, far sì che non muoiano. E spesso e volentieri soprattutto quando si raccolgono storie da gente più anziana dobbiamo ricordarci che se non le tramandiamo noi, chi le tramanderà? Tutta la tradizione orale che è stata tramandata per anni, per anni, per anni – anni e anni fa, prima della tradizione scritta – ha continuato a vivere così, ora c’è lo scritto e si può mettere scritto, siamo sicuri che le cose restano, no? Verba volant scripta manent.
Però è anche bello tramandare tante volte oralmente delle storie che si vengono a sapere, delle piccole storie che non possono avere un impatto grande ma che possono risuonare in tutto il mondo, in modo emozionale secondo me. È un tema molto caro.

Però non è il tema di questa puntata. Non è il tema di questa puntata perché, parlando con voi sul canale telegram, friends avete detto “Parliamo di qualcosa più business related”. Quindi business related “Di cosa parlo? Di cosa parlo?” ho pensato e ho detto “Beh, voglio parlare della parola imprenditore. Come si diventa imprenditore? Qual è il ruolo dell’imprenditore? E come lo posso fare? Come posso non usare soltanto mie le parole ma usare anche le parole di qualcun altro?” Beh – ho detto – ho appena letto un libro – appena non proprio però è qua con me, ho la fortuna, ho portato molti dei miei libri al lago quindi non ce li ho qua con me, infatti vorrei parlare di argomenti come leadership, ma tanti appunti, tante cose che vorrei leggervi non sono qua, quindi c’è da aspettare un pochino, questo era qua – e ho detto “Eh, Brunello Cucinelli: la persona perfetta per parlare di imprenditoria”.
Il libro è Il sogno di Solomeo – un libro che vi consiglio assolutamente – “la mia vita e l’idea del capitalismo umanistico”. Ma prima di continuare a parlare di imprenditoria eccetera direi vediamo chi è Brunello Cucinelli, perché non diamo per scontato che tutti sappiano chi è. E non lo dico con chissà quale pretesa, ma lo dico perché io fino a qualche anno fa non sapevo chi fosse Brunello Cucinelli, poi Andrea Pitzus, un cliente e un amico, mi ha parlato di lui e ho detto “Wow. Devo assolutamente studiarmi questa persona”.

Allora, lo leggerò proprio dalla quarta di copertina, così siamo sicuri di dare una reale visione di Brunello:

Brunello Cucinelli è nato nel 1953 a Castel Rigone (Pg) da una famiglia contadina.
Nel ‘78 ha fondato una piccola impresa con l’idea di colorare il cashmere, coltivando fin dall’inizio l’ideale di un lavoro rispettoso della “dignità morale ed economica dell’uomo”.
Nel 1982 Solomeo diventa l’oggetto dei suoi sogni e il grande laboratorio dei successi di imprenditore e umanista. Tre anni dopo, Cucinelli acquista il castello diroccato del borgo e ne fa la sede dell’azienda. Per adeguare le strutture produttive alla sua crescita, nel 2000 compra e riadatta vecchi opifici, appena fuori dal paese. Si dedica con passione al restauro di Solomeo e alla costruzione di un Foro delle Arti dedicato alla cultura, alla bellezza e all’incontro. Nel 2012 Cucinelli presenta l’azienda alla Borsa di Milano. Nello stesso anno istituisce a Solomeo una Scuola di Arti e Mestieri. Per il suo capitalismo umanistico ha ricevuto molti riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui la nomina a Cavaliere del Lavoro, la laurea honoris causa in Filosofia ed Etica dei rapporti umani all’Università di Perugia, il Global Economy Prize del Kiel Institute for the World Economy e la nomina Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica Italiana.

Direi che è una super presentazione.
Oltre a questo quello che posso dire è che non so per quale motivo – molto probabilmente perché la sua fama lo precede – Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Benioff, Reid Hoffman, Jack Dorsey di Twitter, tutti questi grandi della tecnologia lo invitano e parlare con loro a delle cene private in Silicon Valley sul rapporto tra appunto tecnologia e umanesimo.
Ed è una cosa molto curiosa se ci pensate. E l’anno scorso si sono incontrati dove? A Solomeo tutti insieme, tre giorni senza cellulare, per parlare di queste tematiche. Ed è un qualcosa di molto interessante.

A me piace molto Brunello Cucinelli. Mi piace molto Brunello Cucinelli per quest’idea appunto di dare dignità… Vediamo, ve la leggo come l’ha detta lui:

“Dignità morale ed economica dell’uomo”, il rispetto della dignità morale ed economica dell’uomo, no? E penso che questa cosa abbia molto a che fare con ciò che intendo io con imprenditore, e tra poco lo vedremo. Dall’altra parte però vi consiglio di leggere il libro, appunto Il sogno di Solomeo, ma devo dire che c’è qualcosa che mi lascia un po’ così su Brunello, che mi piacerebbe poterci parlare, conoscerlo, approfondire o conoscere qualcuno che gli è vicino, perché quando parla, parla tutto molto in modo filosofico, parla tutto in modo come se fosse tutto “Vivi bene”, come il karma, no? Vivi bene e le cose ti tornano.
Però non riesco a capire come è nata tutta questa azienda, come ha fatto a partire da zero, con l’idea di colorare il cashmere, che non era neanche un appassionato di questo non sapeva neanche cosa fosse il cashmere praticamente, a creare un impero del genere.
Penso ci siano delle sfumature, magari non raccontate, che sarebbe bello riuscire a cogliere. Io quello che noto di Brunello è che spesso e volentieri quando cerchi le sue interviste, le sue uscite e così, racconta molto la sua storia, ma la racconta sempre in questo modo, non c’è mai qualche aneddoto diverso in più, e mi piacerebbe invece riuscire ad andare di più al nocciolo della questione.
Però ribadisco è persona assolutamente da ascoltare.

Allora veniamo a il termine imprenditore e alla parola fare l’imprenditore. Cioè, in questo periodo soprattutto no? Dove c’è il digital, dove fare l’imprenditore è diventato se volete semplice – passatemi il termine semplice – se ci pensiamo anni fa i nostri nonni per fare gli imprenditori dovevano fare degli investimenti altissimi, capannoni, macchinari, e quindi diventava per forza il lavoro della vita: non potevi mollarlo, non è che dopo un anno o due anni, non incassavi abbastanza e dicevi “Oh mamma! No, no, no. Basta. Devo cambiare, devo trovare qualcos’altro”.

Ecco, fare impresa, no? Si dice infatti “Cacchio. Hai compiuto un’impresa” proprio perché non è qualcosa di facile, è qualcosa di difficile. E quindi fare impresa non è qualcosa di facile, è qualcosa di difficile.
E infatti mi concentrerei proprio su quelli che sono i ruoli dell’imprenditore: spesso e volentieri si pensa che l’imprenditore deve avere una competenza. Invece no, l’imprenditore non ha una competenza, magari arriva dalla competenza e quindi ha fatto partire il progetto grazie alla sua competenza, ma poi il ruolo dell’imprenditore è molto diverso dal ruolo della persona dipendente o della persona professionista che quindi svolge il suo lavoro in cambio di tempo dove però c’è la sua competenza. Il lavoro dell’imprenditore far sì che i capitali possano generare altri capitali. Appunto perché ho detto capitali uno dei compiti dell’imprenditore sicuramente è trovare soldi, e se trovi i soldi poi sei in grado di trovare persone. E poi soldi e persone sono in grado di generarti altri soldi. E sicuramente se sei bravo poi sei in grado anche di trovarti persone sempre migliori O far crescere le persone che hai.

Questo però è l’aspetto forse più pragmatico dell’imprenditore, no? Perché poi oltre questo c’è ancora un aspetto un pochino più filosofico che ha molto più a che fare con ciò che è l’imprenditore.
Secondo me l’imprenditore è una persona che non è che si sveglia da un giorno all’altro e dice “Voglio fare l’imprenditore” o che nasce e dice “Da grande farò l’imprenditore”.
Ogni persona che conosco se gli dici “Ma tu volevi fare l’imprenditore?” dice “ Ma io avevo piani diversi” “Volevo fare il grande manager” “Volevo fare l’astronauta” – no, l’astronauta è una cazzata, lo dici da bambino – però volevo fare, non so, tantissimi altri lavori, ma non l’imprenditore: non è una cosa che ti aspetti, è un qualcosa che a un certo punto viene l’esigenza. Viene l’esigenza perché sei una persona intraprendente, una persona che vuole fare, una persona che non s’accontenta, e vuoi creare qualcosa di tuo. E il voler creare qualcosa di tuo a un certo punto non diventa più “Creo qualcosa di mio ma ci sono io che ci lavoro”, faccio un esempio: apro un ristorante, ma ci passo io tutta la giornata dentro al ristorante a lavorare. Quello non è fare l’imprenditore, certo sei un imprenditore ma passi il 90% del tuo tempo a fare il professionista all’interno della tua azienda.
Invece imprenditore è quando hai un ristorante e tu non sei mai nel ristorante a lavorare inteso a far la pizza, ma tu sei nel ristorante per gestire l’amministrazione e poter magari aprire altri due ristoranti successivamente o trasformarlo nel ristorante più figo della tua città.

Ecco. Quindi L’imprenditore è colui che ha vision, è colui che ha intraprendenza, che dice “Cazzo! Devo far partire qualcosa”.
E questo è proprio il ruolo principale che si trova a svolgere l’imprenditore: dedicarsi a una vision, cioè ha una vision e fa di tutto per far sì che la propria azienda possa avvicinarsi a quella vision. Poi c’ha una mission, quindi che la mission possa raggiungere la vision.
E com’è che lo fa? Lo fa attraverso la creazione di una struttura di valore condiviso, lo fa attraverso creare cultura aziendale, fare in modo che le persone siano unite verso un obiettivo, fare in modo che le persone vadano in una determinata direzione insieme. Attenzione, non perché la vision del collaboratore è la stessa vision dell’imprenditore, ma perché il collaboratore trova un senso di appartenenza grande, trova una sua vision nel raggiungimento della vision aziendale.

Cioè, se ci pensiamo la vision di Nike non è la stessa vision di tutte le persone che lavorano all’interno di Nike, però sicuramente le persone che lavorano all’interno di Nike molte sono persone sportive eccetera, quindi possono trovare un punto in comune con la vision di Nike.
Questo è un po’ il senso.
E questo è il lavoro principale dell’imprenditore. Certo non è il lavoro che fa in verità l’imprenditore nel day-by-day, perché l’imprenditore nel day-by-day in verità si trova a fare proprio il professionista come stavamo dicendo.

Ora però mettiamo una canzone, facciamo un attimo di pausa, viaggiamo un pochino con gli occhi chiusi, riflettiamo, e poi dopo continuiamo per capire la differenza tra ciò che l’imprenditore fa nel day-by-day e ciò che invece l’imprenditore dovrebbe riuscire a fare sempre di più.

Quindi andiamo a rimettere un pochino in ordine i pezzi.
Allora, visto che abbiamo parlato bene, cioè, mi son fatto prendere, no? Ho detto “Ah l’imprenditore. No, l’imprenditore fa questo, l’imprenditore fa quest’altro, l’imprenditore deve correre, fare, disfare…”. Ok, però riprendiamo un attimo i pezzi poi ho toccato diverse figure. Possiamo dividere il mondo del lavoro in tre tipologie di persone, sto semplificando molto però: c’è il lavoro da dipendente, dopo il lavoro da dipendente c’è quello che possiamo chiamare il lavoro autonomo, il lavoro secondo me del professionista, il lavoro che si basa su una competenza, e poi dopo c’è il lavoro dell’imprenditore. Potremmo andare avanti in questa scala qua creando poi il lavoro dell’investitore, così da aver fatto tutte e quattro le tipologie che in verità ci possono essere. Ma a noi in questo momento qua ci interessa concentrarci sulle prime tre.
La differenza grossa è che il primo punto, il lavoro da dipendente, è colui che lavora per qualcuno: spesso e volentieri… 

Scusate, ho appena digerito, stasera abbiamo fatto una buonissima cena con della carne fresca di un’azienda agricola, questa quarantena ci sta facendo scoprire anche ciò che c’è qua intorno, no? Abbiamo sempre preso la carne supermercato e adesso ho detto “Ma al posto di andare sempre al supermercato, vediamo se qualcuno ce la può consegnare”, magari delle aziende agricole che in questo momento qua sono quelle più in difficoltà e gli diamo una mano.
Abbiamo trovato un’azienda agricola pazzesca, ci consegna carne, formaggio e varie cose, e ora non ne potremo più fare a meno e continueremo a prendere da loro. E appunto hanno macellato loro l’altro ieri e quindi hanno portato… Com’è che si chiama? Ci hanno portato delle salsicce molto buone.
E quindi ho appena digerito questa buonissima salsiccia.

Detto questa parentesi un po’ bucolica, un po’… forse anche un po’ disgustosa, non lo so. Però dopo questa parentesi torniamo.

Il lavoro da dipendente uno dice “Ok. Io voglio staccarmi dal lavoro dipendente e vorrei lavorare, vorrei riuscire ad avere qualcosa di mio”, allora va a fare qualcosa di suo come può essere quello che dicevamo prima, no? Può essere il freelance che lavora per diversi clienti, mette a disposizione la sua competenza e scambia tempo per competenza, oppure per soldi.
Oppure magari apre una pizzeria, ma si ritrova poi, cioè praticamente si è creato un nuovo lavoro, non sta facendo impresa. Si è creato un lavoro perché è lui che tutto il giorno fa pizze, e ancora una volta sta scambiando il suo tempo un po’ per soldi. Anzi, magari è anche un gioco un pochino più difficile perché scambia il suo tempo per soldi, ma neanche meno perché comunque si trova un po’ col piede in due scarpe: da una parte è come se fosse un dipendente, dall’altra parte è come se fosse un imprenditore, ma non ha la testa per poter fare semplicemente l’imprenditore perché deve mettere troppo tempo lavorando sulla sua competenza.

E poi il terzo scalino è quello dell’imprenditore.
L’imprenditore: ovviamente non è che uno fa A poi fa B poi fa C, però era per spiegarvi un pochino qual è la scala.

Intanto sto facendo dei bellissimi disegnini sui miei appunti, di frecce, su, giù, quadrati, poi vi manderò nel gruppo telegram Radio Cresi un bellissimo disegno di questo schemino che dovrebbe raffigurare questa sequenza dei tre lavori.

Quindi l’imprenditore è colui che ha vision e che siam d’accordo che nel primo momento si troverà tanto a svolgere un compito operativo all’interno dell’azienda. A me piace dire che l’imprenditore si occupa di cultura aziendale e tanto più bravo, tanto se vuole può far crescere la sua azienda, deve fare in modo che i suoi collaboratori si occupino di strategia e non si occupa lui di strategia. Quindi inizialmente imprenditore da solo fa lavoro operativo dopodiché non fa più lavoro operativo, ma inizia a trovare qualcuno che fa l’operativo e si occupa di strategia, a un certo punto c’è un qualcuno che si occupa di strategia per raggiungere la mission e lui continua a lavorare su ciò che è la cultura aziendale e fare in modo che le persone siano in un ambiente dove sono felici di lavorare, no?

E io se ci penso con Marketers, Marketers Holding, tante volte faccio fatica definirmi imprenditore al 100%. Vi spiego: io mi definisco imprenditore come Marketers Holding perché abbiamo sei aziende e in cinque di queste io penso davvero di essere imprenditore. In una di queste, che Marketers formazione, il mio lavoro da professionista del marketing, per quanto riguarda la strategia, è ancora molto alto e quindi lì non posso definirmi ancora al 100% imprenditore.

E quindi spesso e volentieri c’è una corsa dell’oro, no? Per quando si è freelance a dire “Ah, sono un imprenditore, non sono una professionista o un freelance”. Ma non ha un’accezione negativa essere un freelance, essere un lavoratore autonomo, tutt’altro! È semplicemente la definizione di un lavoro. E definirsi imprenditore è più un onere che un onore, non è per forza un onore, ed è un qualcosa a cui ci si arriva per gradi e quando ci si arriva ancora bisogna continuare a imparare e continuare a muoversi: è un’azione, non è uno stato quello di essere imprenditore.

Sapete cosa mi piace dire per la leadership? La leadership non è la posizione che uno ricopre, la leadership è un’azione continua che qualcuno deve continuare a fare. Cioè la leadership è l’influenza che hai sulle persone, e quindi l’influenza che hai sulle persone non è uno stato perché tu sei il capo allora sei influente, cioè la leadership che hai sulle persone è quanto io continuo ad essere capace di influenzarle giorno dopo giorno.
Uguale fare l’imprenditore: è un’azione, non è uno stato. E soprattutto, cioè, l’imprenditore, quando dico non è un onore è un onere – attenzione, agli imprenditori poi piace tantissimo fare gli imprenditori quindi è anche un onore per loro, no? -, però, cioè, fare impresa significa non essere più tu professionista da solo, ok?

Qua potremmo aggiungere un’altra categoria, il solopreneur: quelle persone che lanciano un’idea, un progetto, ma lo fanno semplicemente perché vogliono portare a casa dei soldi da quello perché trovano piacere nel farlo ma finita lì.
L’imprenditore ha qualcosa di più perché l’imprenditore nel cercare di raggiungere la propria vision intanto sta creando un ecosistema, sta creando una comunità di persone che lavora all’interno dell’impresa, e quindi l’imprenditore ha una responsabilità sociale.

Ed è qua che mi aggancio a ciò che dice Brunello Cucinelli.
Secondo me, soprattutto la nostra generazione – generazione di ventenni, trentenni – dobbiamo cercare di imparare questo: è vero che fare impresa ora è molto più semplice, ci sono molte più opportunità, ci sono molte meno barriere all’ingresso, ovviamente poi dipende dalle aziende, però possiamo dire che fare impresa oggi, in senso lato, è molto più semplice che fai impresa 40-50 anni fa, ma anche soltanto vent’anni fa, ok? Però dobbiamo ricordarci che fare impresa, per quanto mi piace molto la frase di Dario e la ritengo pazzescamente vera, “il gioco sta al bambino come il lavoro sta all’uomo”, ed è quello che muove gli imprenditori e li fa andare avanti, però dobbiamo ricordarci che per quanto un gioco è un gioco che non possiamo abbandonare. Perché è un gioco che non possiamo abbandonare? Appunto perché abbiamo una responsabilità sociale: quando abbiamo un’impresa abbiamo delle persone che lavorano per noi.
In Marketers per esempio abbiamo quaranta e passa persone che lavorano per noi: io non posso domani dire “Uhm, niente. Quello che sto facendo non mi piace. No, sono stufo. Ah, voglio cambiare, voglio mollare” perché non sarebbe corretto, perché non ci sono in ballo io, ci sono in ballo 40 persone, dietro 40 persone ci sono in ballo 40 famiglie.
Questa è la differenza.

Io penso che la differenza tra un imprenditore o un professionista, o un solopreneur, un lavoratore autonomo, la differenza vera è che l’imprenditore è come il capitano di una barca: è l’ultimo a mollare la barca anche in caso di sciagura.
Mentre invece il solopreneur, il professionista, eccetera, è come se fosse un regatante, che lui è bravissimo, sa fare una cosa benissimo e quindi ogni anno cerca un imbarcazione nuova dove potersi spostare sapendo di poter vincere con quell’imbarcazione.
Mentre l’imprenditore invece non fa questo, farà in modo che la sua barca può vincere in qualsiasi modo cambiando tutte le variabili che ci possono essere, ma facendo che il suo equipaggio sia l’equipaggio migliore – cioè – e questa è la grande differenza.
E in questo penso che Brunello Cucinelli ci racconti qualcosa di davvero top.

E perché ho voluto parlare di questo argomento, perché ho voluto tirare fuori questo argomento? Perché è un qualcosa da imparare davvero tanto. Cioè, il mondo del business è cambiato: i capitali che girano, la facilità con cui si possono muovere, la facilità con cui si può fare impresa è tanta, ma ci dimentichiamo troppo spesso che lo stiamo facendo per una vision, per un qualcosa di grande che ci sprona a farlo, ma che mentre lo facciamo stiamo costruendo una squadra, stiamo costruendo una comunità, una comunità di persone che in un modo o nell’altro i nostri collaboratori dipendono da noi.

E non possiamo da un giorno all’altro cambiare idea. Ed è per questo che tutte quelle persone che spesso e volentieri vediamo che dicono “Ah sì, sono un imprenditore” ti viene da dirgli “Ma non prenderti la briga di dirti che sei un imprenditore, cioè non è un onore, è un onere: se non sei in grado di portarti questo cappello, non dire che sei un imprenditore”. E questo è un qualcosa su cui mi scontrerò sempre tanto perché per me fare impresa è proprio questo: pensare prima di tutto alla propria comunità per poi pensare a sè stessi.

In un periodo come questo è un qualcosa di davvero importante, no? Vediamo aziende che sono obbligate a mettere in cassa integrazione perché non hanno altra scelta, aziende che cercano di far di tutto per – sia con la cassa integrazione che senza la cassa integrazione – per non lasciare comunque a casa nessuno, perché? Perché sono aziende, perché sanno che dietro le persone c’è una storia, c’è una famiglia, e lasciarla a casa non è semplicemente un “Ah ok, il mio progetto è salvo”, ma è un “Sto lasciando a casa la famiglia, sto creando un danno alla comunità”: è un discorso molto difficile, è un discorso intangibile, no? È un discorso difficile da affrontare se vogliamo in una puntata come questa con sotto una musichetta carina e quant’altro.
Però è un qualcosa che mi sta davvero a cuore: fare l’imprenditore vuol dire avere una responsabilità sociale, avere una responsabilità della propria comunità che si è andata creare.

E infatti – ora è anche finita la musica quindi c’è un momento più di pathos che “Oh… Che cosa succederà ora?”. No nulla – ora succederà che voglio leggervi un altro brano che secondo me ha ancora a che fare con questo, ed è un brano che ho trovato sempre all’interno del libro Il sogno di Solomeo di Brunello Cucinelli, che è tratto – è tratto, racconta, pensavo – la commovente vicenda di Takashi Paolo Nagai, un medico giapponese morto per effetto delle radiazioni che lo investirono a seguito dell’esplosione della bomba atomica su Nagasaki, il quale diceva ai suoi figli (e questo è il passaggio che vi voglio leggere):

Figli cari, abbiate un sogno. Abbiate un bel sogno. Seguite soltanto un sogno, il sogno di tutta la vita. La vita umana che ha un sogno è lieta. Una vita che segue il sogno si rinnova di giorno in giorno. Figli cari. La vita umana che sembra corta è lunga e quella che sembra lunga è corta. Dei sogni che, realizzati, possono rendere contenta una comunità non possono essere realizzati soltanto da una singola persona.

E con questo ragazzi vi voglio lasciare con un’altra canzone.

Sapete che proprio oggi mi ha scritto una una ragazza su LinkedIn e mi ha fatto una domanda. Mi ha fatto dei complimenti per Radio Cresi poi mi ha fatto anche una domanda che ora vi voglio leggere perché ha molto a che fare con quello di cui stiamo parlando:

“Mi chiedo come hai fatto a dare vita a un progetto simile così giovane. Parli come un imprenditore navigato, sembra tu abbia gestito aziende negli ultimi 30 anni, ma ciò che mi colpisce di più è che sembra tu abbia sempre tutto chiaro, la soluzione giusta. Mi chiedo “Come fai?” Magari continuando ad ascoltare Radio Cresi lo scoprirò.
Un saluto e buona giornata.” 

Beh, sicuramente ascoltando Radio Cresi lo scoprirai perché è proprio quello di cui voglio voglio parlare adesso. Però è proprio questo il fatto, no? Sembra sempre che tu abbia tutto chiaro la soluzione giusta: anche ciò di cui io parlo in queste puntate, come l’argomento che ho appena snocciolato, sono delle riflessioni, dei pensieri che magari sedimentano, maturano tanti in me, no? E hanno anche dei punti conflittuali dove però continuando a ragionarci, ragionarci, ragionarci, arrivo poi a quello che è il mio pensiero.
E anche esporlo così nella puntata non è facile, e magari nell’esporlo sembro sicuro, ma vi posso garantire che mentre lo espongo nel mio cervello ci sono mille pensieri che dicono “Lo starò dicendo nel modo giusto? Starò facendo passare il messaggio?”.

Ma è proprio questo che penso, perché Radio Cresi – l’ho detto, l’ho detto nella prima puntata zero – è anche per me un viaggio, è un qualcosa che è nato dalla necessità di fare un qualcosa per me stesso. E poi che nell’episodio zero non aveva neanche il nome Radio Cresi, facendolo ascoltare le persone più vicine a me hanno detto “No no, guarda che questa roba qua non ha valore soltanto per te, questa roba qua ha valore anche per me, per noi che lo stiamo ascoltando, quindi dai vita a questo progetto qua” e quindi è stata l’unione di un qualcosa nato senza nessuno scopo preciso – e qua ritorniamo sempre a nemmeno da vecchi faremo cose grandi e celebrare grande inizi e non i grandi arrivi, no? – e quindi lo faccio prevalentemente per me, parlo di argomenti che mi piace parlare, che siano argomenti business related o non business related.

Infatti il payoff – il payoff che tra l’altro mi piacerebbe tantissimo che mi mandiate su Instagram, mi trovate come @lfcresi o su Facebook Luca Cresi Ferrari o su LinkedIn, sempre Luca Cresi Ferrari, o dove preferite, un modo per contattarmi lo trovate, anche la mia mail (va beh, è lfcresi@gmail.com), lo trovate – il mio payoff ora è – payoff, payoff di Radio Cresi – è cultura aziendale, ehm… Ah, cacchio! Non me lo ricordo, che gaffe, eheh! Comunque il payoff in questo momento qua di Radio Cresi andiamo a pescarlo insieme – ah, guardate che bella che è la canzone che c’è qua sotto, è molto… fa viaggiare -.
Cultura imprenditoriale, aziendale e cultura: vedete, parlo di tutto. E parlo perché sono argomenti di cui mi piace parlare, però se avete degli spunti da darmi per cambiarlo, per renderlo più preciso e volete contattarmi, fatelo, perché mi piace molto il confronto e quindi vorrei che ci confrontassimo ma anche su questo
C’è il mio canale Telegram, dal canale telegram poi tante volte faccio anche lì delle riflessioni dove potete rispondermi.

Io, è nato per me, c’è un interesse allora lo stiamo portando avanti, ma per me ogni volta, ogni puntata di Radio Cresi, è un viaggio, un viaggio che mi faccio io nel costruire la puntata e un viaggio che mi faccio durante la puntata perché rifletto, analizzo, mentre metto la canzone non è che dico “Evvai! C’è la canzone”, cioè sì, c’è la canzone, me la ballicchio, me la canticchio ma intanto il mio cervello si muove, intanto scrivo delle cose e dico “Ah ok, ho detto questo, forse potrei cambiarlo in quest’altro modo”, no? È come se fosse una live, magari una volta magari diventerà anche una live con i messaggi e tutto. Mi piacerebbe aprire un canale, un BOT Telegram, anzi magari potrei farlo questa settimana qua visto che c’è la quarantena e c’è tanto tempo mi ingegno per farlo, dove voi potete mandarmi dei vostri audio e mi date le vostre riflessioni su queste cose qua. E così io alcuni li posso buttare all’interno della della trasmissione che secondo me è molto figo.

E tutto questo per dire che Radio Cresi è un viaggio. LateSession in particolare è un viaggio, un viaggio che io faccio e che mi piace che facciate anche voi, per questo le canzoni, per questo ogni tanto smetto di parlare… Whom!

Perché la musica non è una pausa perché la musica è un qualcosa che accentua la nostra sensazione e ci fa poter sentire di più, ci fa poter scatenare più domande.
Ecco Radio Cresi, LateSession in particolare è questo, è un qualcosa che genera domande, è il prendervi un momento con voi che è una mezz’oretta, 40-45 minuti massimo per stare con voi stessi, e poi quando finisce continuare a stare un attimo lì: è come se fosse una meditazione e chiudere gli occhi e dire “Ah! Ho sentito questo? Sì, sì, ora ragiono su queste cose qua, mi sto facendo contaminare e ho tante domande nuove su cui riflettere”. Questo è, cercare di dare ogni settimana degli argomenti di stimolo, di riflessione.

E io non ho tutta questa sicurezza qua, anch’io non ho spesso e volentieri le domande, anzi penso che – le risposte – penso che abbiamo tante domande e quando un imprenditore ha sempre più domande, ma quello che capisce è che lui non può fermarsi: deve continuare ad agire perché l’inattività è peggio, e quindi quello che fa è continua, continua ad agire, ma è pieno di dubbi. E il libro di cui vi ho parlato in un video su YouTube, Il mercante di utopie, la storia di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, lui, Oscar a un certo punto dice, nel libro viene detto:

Parlava del dubbio come di una condizione essenziale alla crescita, “Senza non si migliora – diceva ai suoi -, guardate me: sono sempre pieno di dubbi e nemmeno mi piacciono le certezze, le trovo noiose, anche se poi per ruolo mi trovo costretto a recitarne”

Ecco, questo è fare l’imprenditore: essere pieno di dubbi, avere tantissime, tantissime domande, e poi cercare di darsi le risposte. Questo è.
Quindi non ho tutte le risposte, ma mi faccio tante domande e grazie a queste tante domande qua qualche risposta arriva.
E Radio Cresi LateSession nasce proprio per questo, per cercare di farci le domande insieme, cercare di riflettere, avere un appuntamento quotidiano dove ci si svaga, ci si rilassa, ma si riflette anche.

E con questo direi che per questa puntata è tutto.
Abbiamo parlato del ruolo dell’imprenditore, dell’imprenditoria. Anche questa volta qua, tante domande. E visto che io registro di notte ma non è assolutamente detto che voi ascoltate di notte, la mia idea è che non mi vi do più la buonanotte, ma visto che LateSession è un viaggio, vi auguro un buon viaggio.

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