000 LATESESSION! L’inizio prima dell’inizio

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Trascrizione:

3… 2… 1…

Benvenuti al primo episodio della LF Cresi Radio o Luca Cresi Ferrari Radio o qualsiasi altro nome, perché ancora non so come si chiamerà questo… questo progetto, questo mio sfogo, questo mio… schiribizzo?
Non so come possiamo definirlo, ma è un po’ che ce l’avevo in mente.

Ho comprato tutta l’attrezzatura per farlo e volevo dar vita a ciò che poteva essere un podcast.
E poi mano a mano che ne parlavo ho detto: “No, non sarà un podcast, ma sarà un qualcosa di diverso, una radio!”
Perché una radio?
Ma perché un podcast, secondo me, è un qualcosa di preparato, è un qualcosa di studiato a tavolino, è un qualcosa dove c’è un contenuto ben preciso e sbam! Quello è.

La radio, invece è qualcosa che si può costruire, che si può fare man mano e che si può fare insieme.
Non è un qualcosa: io sto dicendo “voi dovete ascoltare”, ma è un qualcosa che si costruisce assieme.
Un po’ come è, per chi mi seguiva e per le prime persone che seguono questo progetto qua, e che arrivan sicuramente da lì, il bar Marketers: un qualcosa delle dirette che abbiamo sempre creato, costruito insieme.

E in quanto questa è una radio, sotto, mentre parlo, mi piacerebbe mettere un pochino di musica, gestire anche il mood di questa radio, di questi episodi, no?
Magari durante la giornata, con certi argomenti, un mood più carico, più esplosivo.
E in momenti invece come qua, adesso è il 10 dicembre sono le 22:30, quindi un mood più relax, più acustic, che ci faccia sotto da tappeto sonoro e ci faccia compagnia senza disturbare troppo la mia voce.

E quindi, dicevamo, una radio.
Una radio che ancora non ho bene in mente come evolverà, come sarà.
Cioè, so quali sono i main topic.

I main topic, anzi il main topic, è la parola cultura.

Diversi tipi però di cultura, perché sicuramente il main topic parte dalla cultura aziendale, dalla cultura imprenditoriale.
Però poi mi piacerebbe allargarlo in generale alla cultura, perché diciamo sempre che l’importanza, l’importante anzi, è la contaminazione, è il farsi contaminare.

Quindi l’importante è la cultura, è essere delle persone che hanno cultura dell’attenzione.
Essere persone che hanno cultura non vuol per forza dire leggere dei grandi classici o altro, ma essere curiosi, essere un pochino aperti sul mondo e riuscire quindi a farsi contaminare, a farsi lasciare ispirare da tante cose diverse.

E è proprio questo un po’ quello che mi piace, no?

Tante volte quando apro Facebook, apro Instagram apro LinkedIn, soprattutto nel nostro mondo del marketing, vedo sempre tot persone, sempre più persone anzi, che fanno contenuti tutti uguali, che raccontano, che vivono per lavorare.

Cosa vuol dire questo? I loro profili social parlano solo di lavoro.
Anche quando finalmente c’è una foto che racconta una loro passione, una loro vacanza, un qualcosa che dici:
“Ah, Wow! Figo!”
No, niente: c’è sempre una chiave lavorativa.

Invece secondo me è bello quando i social vengono usati per trasmettere positività, per trasmettere leggerezza, per trasmettere stimoli, per condividere nell’aver senso della parola.

L’altro giorno guardavo il profilo di un mio amico, un mio amico che tra l’altro lavora nel nostro settore, ma usa il profilo solo per parlare di ciò che gli piace.
A lui piace la musica. Ha pubblicato un link di Rick Rubin, che è un grandissimo produttore musicale che ha prodotto personaggi giganteschi (ultimamente produce anche Jovanotti), con Pharrell Williams, in un’intervista di un’ora, e ti dice:
“Guardatela ragazzi, perché vi spacca in due, vi apre, vi racconta un sacco di cose sia del mondo musicale che al di fuori del mondo musicale, un pochino più proprio sulla cultura americana, sull’esplosione di vari generi musicali, dell’evoluzione.”

E questo è bello.
Cioè trovare persone che ti lascino qualcosa, che ti diano degli spunti interessanti.

E quindi ogni volta che ho cercato di dire “Voglio provare a dire la mia!”…
– Ah, tra l’altro sentite, parliamo di musica, no? Eh, questo pezzo: come sale la musica, così, è molto bella. Ascoltiamola un po’.
Questo bangio (banjo) che si mischia alle note della chitarra, mi fa impazzire! –
E dicevo proprio questo, no?
Quando volevo creare un qualcosa però che non mi imbrigliasse, un qualcosa che fosse più mio, magari un qualcosa che fosse per molte meno persone.
Perché ovviamente più vuoi parlare di vari argomenti, più vuoi spaziare più magari non vuoi essere verticale, ovviamente stai andando un pochino a chiuderti le porte, no? Non se parla ad un target ben preciso.

Sì, ok, perfetto!
Però il mio ruolo è il ruolo della persona che sta dietro le quinte, è il ruolo della persona che si occupa poi nella gestione day by day dell’azienda.
E quello che mi interessa è riuscire a creare magari un piccolo gruppo, una piccola tribù come direbbe Iacopo, che però abbia voglia di cose diverse, di bello, di essere un po’ permeata, di essere un po’ ispirata, e di ispirarmi anche loro – ovviamente, no? – a loro volta perché è un qualcosa come dicevo da fare assieme.

Tra l’altro non mi accorgevo ma finiva la canzone: era giusto mettere un altro tappeto musicale.
Molto probabilmente ho preparato troppo pochi tappeti musicali per questo episodio 0.
Però appunto è un episodio 0, quindi chissenefrega.

E dicevo che non so ancora bene la direzione che prenderà ma sicuramente cultura aziendale, cultura imprenditoriale, cultura più in generale.

E perché è una radio?
Una radio perché è più spontanea e in quanto radio mi piacerebbe che fosse popolata da diversi format.
Diversi format che possono anche nascere un po’ così, un po’ strada facendo, un po’ perché scopro che ho un qualcosa di nuovo da raccontare, voglio parlare di un argomento diverso e quant’altro.
E sicuramente questo sarà il late night format, visto che sono le 22:30, e a volte il late night format avrà argomenti più legati al marketing, magari in base al raccontare la mia storia imprenditoriale, in base a quello che è successo durante la giornata, al mood che ho avuto durante la giornata.
Altre volte invece avrò proprio voglia di staccare, quindi di raccontare un qualcos’altro, di condividere qualcos’altro: magari il passaggio di un libro, magari il passaggio di un Ted Talk e ho o, che ne so, una riflessione più in in generale.

Oltre questo, però, mi piacerebbe davvero parlare di cultura imprenditoriale e farlo con chi tutti i giorni si occupa di cultura imprenditoriale o di cultura aziendale.
E quindi andare a intervistare persone che fanno il mio stesso lavoro.
E tante volte quando si parla appunto di intervistare persone, lo si fa perché intervistando si apre un nuovo mondo, cioè le persone abbassano le barriere, e quindi si trae il valore anche per sé.

Questo è molto interessante: tante volte si intervista più per sé stessi che per gli altri, quindi diventa una chiacchierata intima.
E spero che il fatto che sia una radio, ancora meno un podcast, ogni chiacchierata sarà in un posto molto informale, magari a casa di queste persone, così da renderli ancora più a loro agio, vedremo.

Tra l’altro in questo momento qua dovreste vedermi: sono in una posizione un po’ scomoda perché abbiamo scoperto che la scrivania che ho in casa in montagna è più alta di 5 cm della media.
Ovviamente le sedie sono più basse e quindi non riuscivo a trovare la posizione per mettere il microfono.
Alla fine ho aperto un cassetto, messo un libro nel cassetto e appoggiato il microfono che però è alto perché ha un’asta, e quindi sono con la schiena tutto dritto, come bisognerebbe stare sempre, ma io non ne sono assolutamente abituato.
Ora proverò ad abbassarlo un po’, così sto un pochino più gobbo, ma più comodo.

E quel format non so che format potrebbe essere, però sarà un format: non ha un nome ma dedicato più appunto alla cultura imprenditoriale, cultura aziendale.

E infine un terzo format.
Un terzo format dove voglio portare persone che in qualche modo mi hanno ispirato, persone che hanno contribuito a far sì che io sia ciò che sono oggi.
E con ciò non sono per forza persone che parlano di marketing, di leadership, di cultura, ma possono essere – non lo so – il mio insegnante di chitarra che ho conosciuto da poco, ma lo trovo un ragazzo super in gamba e che secondo me avrebbe un sacco da dire, anzi: magari suona due o tre note di chitarra che sono super fighe e fa lui la base.

Quindi chi lo sa? Vedremo.

E questo… Perché voglio portare queste persone qua?
Perché sono le persone che secondo me più possono lasciare, più possono contaminare, ed è ciò che io cerco quando guardo in Internet, quando cerco un video o qualcosa, cerco proprio qualcosa del genere: un qualcosa di più inside, un qualcosa di meno mainstream, di persone che mi raccontano o cercano semplicemente di vendere qualcosa.
Se ci pensate è un po’ lo spirito da cui parte Marketers, lo spirito che cerca di condividere Marketers, no?
E quindi questo è.

Intanto di nuovo è finita la canzone.
Ne ho messa una nuova: forse sono riuscito a farle partire anche abbastanza sincronizzate.
Nei prossimi episodi tutto questo diventerà sempre più fluido.
Magari questo episodio qua non sarà nemmeno pubblicato sul… non so neanche dove!
Sarà… boh! Sarà un Spotify? Sarà un YouTube, ma senza video? Non penso.
Sarà un Apple Podcast? Non lo so, devo rifletterci, devo pensare perché ancora, vi ho detto, non ho tutte le risposte.

Quello che so è che avevo voglia di farlo, avevo voglia di iniziare e quindi son partito.
Ho detto: “O la và, o la spacca!”
Non posso fare altro: devo partire!

E il là me l’ha dato un podcast.
Anzi, anche lì, vedi, non l’ha chiamato podcast neanche lui, quindi forse mi sono fatto ispirare da questo, ma l’ha chiamato radio Jovanotti: Jovanotti ha questa Jova Beach Radio e ha fatto l’episodio, invece Jova Moon Radio, dove raccontava il suo nuovo album, un album, un concept album – tra l’altro questa canzone qua è molto da mood del nuovo album di Jovanotti dove fa tutte, o meglio, rifà delle cover della musica italiana più qualche sua canzone – e raccontava, e mentre ascoltavo, dicevo: “Ah, cavolo! Questo sì, questo mi piace, io questo voglio sentire, questo voglio fare.

Voglio poter raccontarmi senza troppi paletti.
E quindi eccoci qua.

E tra l’altro una persona fautore, una persona che mi ha stimolato a far questo, è stata sicuramente Paolo Bacchi.

Paolo Bacchi, con lui ho iniziato a parlare di questo, con lui abbiamo iniziato a parlare di podcast, a parlare di Radio, i suoi genitori facevano radio – e io a 18 anni avevo fatto un pochino di Radio con con alcuni miei amici – e quindi è stato un pochino il fautore.
E infatti mi ha mandato questo audio prima quando gli ho detto “Oh, guarda che stasera parto, eh: stasera faccio l’episodio zero”, sentite:
“Non ci credo Cresi, non ci credo che stai registrando l’episodio zero e me lo dici così, nella fredda notte di un lunedì qualunque di dicembre. Ma sei pazzo? Anzi, io voglio essere il primo che interviene telefonicamente nel tuo Podcast per portare il mio in bocca al lupo da testimonianza di come tutto questo ha preso spunto, per dare anche modo alla funzione del telefono, alla funzione del mixer, di ospitare le telefonate in diretta.”

E quindi è per questo che ho detto: “Ah beh, allora Paolo: se hai voglia di questo, se vuoi questo, io ti chiamo e facciamo un saluto in diretta in questo episodio 0.
E quindi grande Paolo!”
Paolo: “Ma che stile, Cresi!”
Cresi: “Ah, che stile, cavolo. Funziona tutto. Non ci credo: mi sembra impossibile”
Paolo: “Davvero?”
Cresi: “Sì sì!”
Paolo: “Cresi, me pare di stare su Radio Deejay!”
Cresi: “Ah ah ah!”
Paolo: “Sembra quasi di stare in diretta! Sono uscito, stavo al pub a mangiare l’hamburger e dico: “Mi sa che fra un po’ sto in diretta!””
Cresi: “Se vuoi salutare qualcuno, fallo eh! Avrà un sacco di ascolti questa cosa, ti staranno ascoltando tutti! Ah ah ah!”
Paolo: “Saluto mamma! Saluto mamma che sicuramente sta alcoltando il podcast del Cresi: “Ciao, mamma!”
Cresi: “Ah ah ah!”
Paolo: “Sono proprio contento, Cresi. Mi ricordo quando mi parlavi di questa tua intenzione di fare il podcast e quando hai comprato l’attrezzatura che abbiamo fatto il carrello insieme, no? E poi alla fine… e poi alla fine l’hai comprata e l’hai lasciata lì per 4 mesi.”
Cresi: “Ah ah ah! Giusto!”
Paolo: “Ah ah ah. Però hai trovato il momento giusto perché hai tirato fuori la tua passione dalla custodia…”
Cresi: “Esatto!”
Paolo: “E questa diventerà una passione costante”
Cresi: “Ma sai che è andata… è andata proprio così! Cioè, l’ho sempre… Allora, va beh, ho detto vabbè, aspetto di fare la casa nuova al lago. Poi va beh, sti cavoli, non l’ho ancora fatto, voglio provarlo, no? Allora ho detto: “Va beh, facciamo così: tiro fuori tutto e lo piazzo sulla scrivania”. Prima o poi ci sarà una sera in cui guarderò tutta l’attrezzatura e dirò: “Va beh, devo soltanto fare REC. Non mi serve nulla!”
E infatti l’ho fatto, figo!
Quindi grazie.”
Paolo: “E quindi te stasera sei arrivato e hai fatto: “È il momento”. E questo è il momento giusto!”
Cresi: “Esatto, è il momento! E ci sono troppi momenti, perché l’altro momento è stata la chitarra, che anche quella: ho comprato un cavalletto, l’ho appoggiata sul cavalletto, e ogni volta che ho 10 minuti mi metto lì e la suono, quindi… Non lasciarla…”
Paolo: “E mi mandi anche i video delle performance, senza lasciare la passione nella custodia”
Cresi: “Esatto, sì. I video delle performance di 6 secondi perché poi si interrompono le performance”
Paolo: “Un passo alla volta”
Cresi: “Ah ah ah! Uno step dopo l’altro. Dai, ti lascio andare a mangiare allora. Grazie Pa’!”
Paolo: “Un abbraccio, grazie di questa ospitata”
Cresi: “E di che? Grazie a te! Ciao, bello!”
Paolo: “Ciao, ciao”
Cresi: “Ciao, ciao, ciao”

Ed eccoci qua. Grande Paolo.
E, cazzo, con Paolo, davvero ragà, con Paolo c’è una una sintonia pazzesca! C’è una sintonia pazzesca perché… va beh, lui poi ha scelto di fare il creativo per lavoro. Io invece ci ho sempre provato, ma alla fine me lo sono tenuto un po’ così, ma non l’ho mai trasformato in un lavoro, no?
Ho trasformato altre passioni in un lavoro. Ho trasformato lo sci in un lavoro diventando maestro di sci. Ho trasformato la passione per il marketing, per il creare qualcosa, in un lavoro, prima con Milano in discoteca, poi Twenty’s metter, che tra l’altro era un podcast.
Perché sì: ho già avuto un podcast e ho intervistato Dario Vignali.

Ed è stato lì che ho conosciuto Dario Vignali.
È stata la terza intervista del mio podcast, mi ha portato a conoscere Dario Vignali, mi ha portato a chiudere il podcast e aprire Marketers con Dario Vignali, no?
E come dice Steve Jobs: all’inizio noi vediamo i puntini e non capiamo come collegarli. Ma una volta collegati, riguardando indietro ci torna tutto più chiaro di come siamo andati a collegarli.

Intanto voglio rimettere la canzone prima, quella più buonanotte, quindi quella più sul mood che vi dicevo di Jovanotti.
Che secondo me spacca. Ora le lascerò un po’ tutte e due assieme e speriamo di riuscire a far entrare nel momento giusto anche quell’altra senza che si interfaccino, si scontrino un pochino. Proviamo.

Dai, un po’ grezzo, ma ci sta.
E stavo dicendo: e invece Paolo ha trasformato la sua passione per la creatività, per fare i filmini, come spesso diceva, in un lavoro, facendo il filmmaker.
Io invece ho prodotto – ho cercato di produrre – un po’ di musica: ho fatto un po’ il dj, ho suonato uno strumento, come il clarinetto, l’ho abbandonato, ho preso in mano la chitarra, ho abbandonato la chitarra e ho preso in mano l’ukulele.
Ora sto riprendendo in mano la chitarra, sperando di non mollarla.
Ho fatto una radio quando ero al liceo, in un momento di stress, di tanto studio la sera ci trovavamo in tre amici e facevamo questa radio che ascoltavano in tre, quattro, cinque… no dai, anche 10 persone.
Era live, era una webradio. E a ripensarci… Allora, per fare questa roba qua di mettere le basi sotto, o mettere i vari jingle, avevamo due computer.
Un computer fisso con collegate microfono eccetera, le cuffie. Un computer portatile con i suoni, e poi avevamo anche un lettore CD da cui dalle casse mandavamo al microfono il suono per la base.
Cioè, complicatissimo a 16 anni. Metti che eravamo quelli che erano e non c’era un euro da spendere, e anche la tecnologia non era così avanzata.
Ora invece con una scatola, un rettangolo di 40 cm riesco a gestire tutto.
Addirittura a chiamare una persona, metterla in live, a far partire gli audio di WhatsApp, a collegare tutto…

Quindi tanta roba!
E dicevo…
Ho fatto questa radio, ho fatto questo podcast, e ho provato a montare dei video, a fare qualche vlog, ma ogni volta mi fermavo, perché non sapevo se era quello che volevo fare, se era la strada giusta, e perché tutto sommato era un gioco, era una passione, un gioco che in alcuni periodi mi diverte – lo prendo in mano e lo faccio – in altri periodi non mi diverte e non lo faccio.

E ora questo. Questo format, questo nuovo gioco – per me sarà un gioco come una radio – spero che possa diventare magari qualcosa di più grande, che possa diventare non solo una radio, dove sono io a gestire diversi format, ma dove magari ne gestisce uno Paolo, o ne gestisce uno Dario, e diventa una Marketers Radio.
Chi lo sa. Potrebbe diventare tante cose, potrebbe non diventare nulla e rimanere semplicemente un qualcosa in questa serata.
Già mi immagino Dario quando ascolterà questa qua dicendo o che dirà: “Ma quante cazzo di cane ti sei fumato per fare una roba del genere e raccontare tutte ste cose messe dentro a vanvera?”

Eh eh eh… Ed è così, infatti. Chi lo sa?
In verità è tanta stanchezza in un periodo abbastanza tosto. Tosto perché lavorativamente è un bel periodone: siamo arrivati da un anno difficile, da un anno di Marketers World e da un anno, scusate, di lavoro su Marketers House, Marketers World, il nuovo corso di Dario Vignali, il libro del Metodo Marketers, l’apertura di una nuova azienda, e tante altre cose.

Tra l’altro, appunto siamo passati anche da tre a due soci, quindi è stato un periodo non semplice da gestire. Anche un periodo di di semplificazione, di revisione, di tutto il lavoro che ho fatto in Marketers… Perché tante volte quando si cerca di scalare poi ci si complica la vita e serve qualcuno che ti dica: “Ehi! Stai complicando un po’ troppo, attenzione: sono sempre i fondamentali quelli che funzionano.”
E qua dobbiamo ringraziare l’Accelerator che aveva capito che ci stavamo infilando in strade sbagliate. Loro invece prendevano le nostre procedure, addirittura semplificavano e non andavano a complicare.
E quindi ora abbiamo ripreso la carreggiata.

Ma è un bel periodo intenso di tanto lavoro.
Proprio in questi giorni qua stiamo…
Proprio in questi giorni, oggi è martedì, seconda giornata di lancio del corso Business Genetics, il nuovo corso di Dario Vignali, è finita poco prima di questo episodio della Radio, che non ha ancora un nome.
Molto probabilmente sarà LF Cresi Radio o Crazy Radio o Luca Cresi Ferrari Radio
E di nuovo questo momento di banjo super bello.

Che tra l’altro dovete sapere che per fare un podcast, o una radio, o come vogliamo chiamarla, non si può usare musica protetta perché se poi la vuoi mettere su YouTube o altro non puoi semplicemente: dovresti avere gli accordi con le case discografiche.
E quindi devi usare tutta musica di cui tu disponi della licenza.
In questo caso ho aperto Music Bad, che usiamo per i vlog eccetera, e mi inizio a fare una cultura e cercare le canzoni che mi piacciono su Music Bad da poter usare all’interno di questi di questi episodi, così come tappeti musicali.

E magari poi anche sul finire lasciarla una canzone intera che può ripercuotere il mood di una serata invernale di dicembre in una casa in montagna, in questo momento.
Anche se non potete vederlo, quindi un qualcosa di molto caldo, con una luce molto gialla…

E comunque tornando a Business Genetics, dicevo, poi c’è stata la premiere dove abbiamo fatto vedere una lezione sulla scalabilità io e Dario, no?
E questi tre giorni qua sono molto importanti perché stiamo cercando di lanciare con una metodologia diversa. E ogni volta che testiamo qualcosa di diverso sicuramente diventa… c’è più effort, c’è più complicatezza, c’è da gestire delle cose nuove che non sono ancora proceduralizzate.
Però è anche un momento di grande soddisfazione, perché è un momento di creazione.
Un po’ come questo episodio, no? Sto creando qualcosa.
Con i lanci abbiamo creato qualcosa.

Ma la mia più grande soddisfazione, sono proprio vedere che finalmente Marketers ha un team di marketing che è un cazzo di team di marketing autonomo: sono loro a occuparsi della strategia con la nostra supervisione, con la nostra coordinazione, col nostro interfacciarsi, ma non siamo più noi a dover calare dall’alto e dire: “Fate A. Fate B. Fate C.”

Sì, la strategia la decidiamo insieme, siamo partecipi, per forza.
Però poi dopo non siamo più noi a dover dire “Ok, però poi quella campagna correggila così perché voglio che metti quell’mmagine o quell’altro…”
No, non lo si guarda. La strategia la facciamo fare i nostri collaboratori, e questo secondo me è un grande step.
Abbiamo raggiunto, parlando di cultura imprenditoriale, di cultura aziendale, abbiamo raggiunto un gran traguardo, perché l’imprenditore per diventare sempre di più imprenditore deve fare uno switch da “occuparsi di strategia” a “occuparsi di cultura”.
E questo è quello che piano piano stiamo facendo in ogni team. Ci sono team dove è più facile fare lo switch più velocemente, team dove è più difficile.

E quindi ora  vedere il team di marketing che è completamente autonomo nella strategia da una grande soddisfazione, quindi sono molto contento di questi giorni.
Non è facile, ragazzi, cioè, riuscire ad assumere le persone che a un certo punto si occuperanno loro della strategia in toto, senza che voi dobbiate occuparvi di strategia, è difficile.
E forse è anche un po’ il main aime la cosa che maggiormente vorrei trasmettere all’interno di questa Radio, quando parlerò di cultura imprenditoriale, di cultura aziendale. Cioè proprio far questo: far sì che l’imprenditore possa fare questo switch da colui che si occupa di strategia a colui che si occupa di visione, che è un percorso ed è un percorso che io ancora sto attuando.

Spesso e volentieri dico “Wow, che bello!” quando lavoro in Marketers, poi c’è Marketers Accelerator, On, Yoga Academy, eccetera eccetera, per me sono aziende dove io sono un vero imprenditore.
Marketers Company: io non mi sento ancora un vero imprenditore perché sono ancora molto coinvolto nei processi di Marketers Company. E invece l’imprenditore è quello che può occuparsi della cultura, può lavorare interno all’azienda senza lavorare su ciò che è l’esterno dell’azienda, i clienti, il marketing, e quant’altro.

Però è un processo e mi piacerebbe documentarlo.

Ragazzi, io ho parlato per 22 minuti in questo primo episodio del Late Night Show: potremmo chiamarlo così, perché potremmo dire che noi abbiamo il Late Night Show quando ci sono questi episodi, più dove io racconto, dove io vado più a ruota libera.
E poi invece troverò piano piano altri format da portare avanti che abbiano magari un nome più preciso e che abbiano un filo conduttore più preciso, che possano essere con qualcun altro o con me da solo.

Questo voleva essere un episodio zero, voleva essere un testo, volevo lanciarmi, volevo magari pubblicarlo. Magari inizialmente volevo pubblicarlo a poche persone.
Se lo stai ascoltando sono due casi: o se nella fase zero, dove appunto sei una delle poche persone a cui l’ho mandato, perché so che potresti essere già più in linea con ciò che sono i miei valori, il mio feeling e quant’altro, oppure potresti essere nella fase uno, che vuol dire che la fase zero ha funzionato e che anche agli altri è piaciuto e quindi l’ho pubblicato on-line da da qualche parte.

E appunto perché è una radio, perché mi piace condividere feeling o qualcosa, anche lasciare un mood, vorrei lasciarti con una canzone e darti quindi la buonanotte così.

Buonanotte.

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