002 LATESESSION! Mick Jegger, Aldo Giovanni Giacomo e revisione annuale.

Trascrizione:

Dario: Adesso lo vedi così un po’ ciancicato, un po’… perché è stato un po’ fuori dal giro ma… ma questo è uno bravo. E poi è un amico. 

Pavia: Federico Lolli, vero? Ha portato qualcosa da farmi sentire? 

Federico: Un testo molto breve, ma è la cosa che assomiglia di più al mio stato d’animo attuale. 

“Là c’è una porta rossa, la vorrei tinta in nero.
Niente colori, tutto dipinto in nero.
Io volterò la testa fin quando arriva il nero.
Là c’è una fila d’auto, e sono tutte nere, coi fiori, e con il mio amore, che non tornerà più.
Io se mi guardo dentro vedo il mio cuore nero.
Poi forse svanirò e non dovrò più guardare la realtà.
Come si fa… ad affrontar le cose se tutto il mondo è nero?”

Pavia: Bene! Non è niente male! Ehhm certo per recitare Cechov ci vorrà una recitazione un pochino più… 

Dario: … un po’ meno… 

Pavia: Per me la parte è sua. Senta, la tournée parte fra una settimana, pensa di potercela fare? 

Dario: Ma certo che ce la fa. Al limite gli do una mano io, no? 

Pavia: Ah senta Lolli… quel testo… García Lorca no? 

Federico: Mick Jagger!

Puntata numero due della Cresi Radio, cioè no: più è Cresi Radio della Radio Cresi che è così in italiano, no?
O vuoi… se uno invece preferisce l’inglese o gli piace usare termini inglesi, allora la Cresi Radio. Suona bene comunque.

In ogni caso questo è il late session e questo è il sound che contraddistingue il late session, ascoltiamolo.

Qui sono le 23 e 09, io mi trovo in Valtellina.
È una calda sera. Calda sera perché sono arrivato qua circa due orette e mezza fa e il riscaldamento era spento: qualcosa non è andato negli automatismi di accendere la caldaia con il cellulare, con lo Smartphone, e quindi c’erano un bel 12°, poi accendendo ora siamo arrivati a un buon 21, ma direi che li lasciamo, anche se è caldino li lasciamo, li spegniamo soltanto prima di andare a dormire.

Sono arrivato e mi sono messo a guardare un film, un film che dà l’inizio a questa puntata della Cresi Radio: è il monologo di Bentivoglio in Turné. Turné: starai dicendo “Turné? Che film è Turné?”. Ecco, pensavo non ci fosse bisogno di spiegarlo perché mi sono sempre detto che Turné è un film stra conosciuto e che tutti hanno guardato.
Ma ogni volta che parlo con qualcuno e gli dico:
“Ah, sai cosa potresti fare? Potremmo riguardare, potresti riguardare Turné!”
“Turné? Cos’è Turné?”
E io “Ma il film di Salvatores”
“Chi è Salvatores?”
E quindi… Okay: molto probabilmente la commedia italiana è bistrattata, non viene così presa d’assalto, non viene guardata così tanto volentieri dalle persone giovani, dai ragazzi della mia età, dai miei coetanei, e quindi ho detto “Dai allora, facciamo una cosa: visto che a me Turné mi ha ispirato e mi è piaciuto, mettiamo l’inizio con questo “no, non è García Lorca, è Mike Jagger” e poi raccontiamo un pochino cos’è Turné e chi è Salvatores.

Partiamo da chi è Salvatores. Salvatores, Gabriele Salvatores, è un regista.

No ragazzi, non sono un cinofilo, però mi piace che, come quando ascolto una canzone sono curioso di cosa c’è dietro quella canzone, sono curioso di sapere chi ha scritto le parole, qual è il processo creativo, idem quando guardo un film sono curioso di scoprire un po’ degli attori, di scoprire un po’ del regista e magari andare a guardarmi qualcos’altro di quel regista lì o guardarmi qualche intervista, ascoltare un pochino… 

E in questo caso Salvatores. Gabriele Salvatores regista, secondo me chi è più un mio coetaneo – chi non è mio coetaneo secondo me già lo conosceva per tutti questi film qua, lo conosceva per Nirvana eccetera – ma chi è mio coetaneo lo conosce per Io non ho paura del 2003, tratto dall’omonimo romanzo di – tatatatata – Niccolò Ammaniti.

Mentre quello che a noi interessa di Salvatores però è la Trilogia della fuga. Trilogia della fuga che appunto comprende Turné come primo film, Marrakech Express come secondo film – dopo ne parliamo bene di Marrakech Express – e terzo film invece è Mediterraneo.
E infine, si potrebbe dire che la naturale conseguenza – conseguimento anzi, conseguenza non è la parola giusta – di questa trilogia qua è Puerto Escondido.
E questi film qua sono con attori – non so chi l’ha già capito o chi non l’ha capito -, c’è per esempio Abatantuono, poi c’è Bisio, Bentivoglio – soltanto ad Abatantuono potreste aver capito perché invece Bentivoglio… ehm, Bisio, non si sente all’interno di questo dialogo che vi fatto ascoltare.

E questa trilogia qua è molto bella. Sono film comici, è commedia, però hanno anche un significato, cioè sono belli perché sono ricchi di dialoghi, sono ricchi di… Appunto, sono da guardare non mentre si guarda il cellulare, dicendo “Ah sì, mi sto guardando una cagata!”. No, mi sto guardando un film comico, mi sto guardando qualcosa che mi può lasciare un messaggio. In generale questa Trilogia della fuga parla di viaggio, di amore e di amicizia, più amicizia che amore forse. E quando parla di viaggio è bello perché finisce sempre dove “il viaggio non è importante tanto il finale, ma è importante il percorso”. Un po’ una metafora nella vita.

Un po’ se vogliamo dire quello che ne parlavamo settimana scorsa, proprio nel nell’ultimo episodio con I capolavori, no? E parlavamo anche lì di quanto sia importante il percorso e non l’arrivare, ma anche di questo ne potremmo riparlare, potremmo dedicarci una puntata totalmente a questo.
Vi voglio lasciare soltanto con un’immagine: pensate agli atleti, pensate al momento più bello dell’atleta. Il momento più bello dell’atleta è quando vince, quando avviene il gesto atletico e lui è consapevole di aver vinto.
Un atleta di sci arriva in fondo la gara, vede il tempo verde, sa che ha fatto la prestazione: quello è il momento. Non è in verità poi quando sarà sul podio: lì lo sguardo dell’atleta è già diverso. Perché è già diverso? Perché sa che è finito un percorso, che sta iniziando qualcos’altro e quindi sa che deve iniziare il percorso è già gli manca il percorso passato che ha fatto.
Ma di questo mi piacerebbe davvero parlarne in un altro episodio.

Invece adesso per continuare a parlare un pochino di Turné, Marrakech Express, Mediterraneo… che secondo me in ordine li metterei Marrakech Express, capolavoro assoluto – tra l’altro poi hanno preso ispirazione un sacco di altri, adesso poi ci ascoltiamo un pochino di Marrakech Express – e poi Mediterraneo.
Mediterraneo è monologhi, è un pochino meno comico se vogliamo, un pochino più lungo più difficile da seguire, sicuramente un bel film, ma in ordine li metterei così. Puerto Escondido molto strano direi, è molto d’avanguardia per per il periodo in cui è stato fatto che è il 1992, ma anche quello da guardare, con un Bisio protagonista che ha fatto impazzire anche Abatantuono, e non è certo l’Abatantuono che conosciamo per i giorni adesso. Attenzione: questo è un feedback da me, da persone che sono miei coetanei. Chi è più grande dirà “Che cazzo stai dicendo?”. Lo so che è diverso: Abatantuono è quello che era in Puerto Escondido, in Turné, eccetera eccetera.
Ma lasciamo stare, non divaghiamo.

E Turné parla proprio di una tournée teatrale, dove c’è Abatantuono, spigliato e ottimista, e invece il suo amico, che è molto più depresso – tra l’altro ha appena finito una storia d’amore – e quindi Abatantuono cerca di portarlo in una commedia per salvargli la vita rischiando, mettendo in gioco il proprio lavoro e per cercare di fare un viaggio assieme, una tournée assieme – anche se poi c’è un intreccio amoroso perché appunto l’amico più triste è stato lasciato e sta ora con chi? Con il mitico Abatantuono.

Andiamo a sentirci invece un pezzettino di Marrakech Express e scusate se l’audio non è alto quando lo sentirete, ma è difficile trovare questi audio in alta qualità.
Andiamo a sentirlo. 

Marco: Ancora, Paolo! Se avevi ancora il tuo orologio noi non avevamo le nostre biciclette, e quindi…

Ponchia: E quindi… se io non conoscevo voi avevo ancora la mia macchina… e non stavo qua… ma vi rendete conto di dove siamo ragazzi o no? In mezzo al deserto… in bicicletta… probabilmente persi.

Paolino: Non ci siamo persi…

Ponchia: Sicuramente persi, cercando un posto che non sappiamo neanche che posto è, dove forse ci sono i due stronzi, ma dico forse… sulle indicazioni di un dentista… tedesco… albino… drogato… omosessuale… e del suo concubino che è un ergastolano.

Marco: Il dente però non te l’ha curato male.

Ponchia: Cosa c’entra? Perché uno è un buon dentista deve essere anche una guida indiana? Per esempio Kit Carson è il miglior scout del mondo, ma non estrae mica molari.

Dovete sapere che uno dei miei… delle mie cose da fare sulla mia to do list, sulla mia lista dei desideri – non so come chiamarla la bucket list, ecco la bucket list la chiamano, per me è semplicemente una lista di cose da fare – c’è, con uno dei migliori amici, fare un viaggio Italia – Marocco appunto in macchina come in Marrakech Express. Marrakech Express che se non lo conoscete sono un gruppo di amici che deve andare a recuperare un loro compagno di università che non sentivano dall’epoca dell’università, ma che li contatta perché è stato messo dentro per droga a Marrakech e ha bisogno che venga pagato la somma per corrompere un giudice, e allora chiede a questi amici di andarlo a recuperare.

Tra l’altro è il film da cui puoi Aldo, Giovanni e Giacomo – e qua ragazzi dico Aldo, Giovanni e Giacomo, ascoltiamo magari un pezzettino ma non apriamo troppo la parentesi perché potrei davvero parlare per 80 100 puntate di Aldo, Giovanni e Giacomo e far citazioni, raccontare aneddoti su Aldo, Giovanni e Giacomo quindi chiudiamo qua – ma è il film, Marrakech Express, dove si gioca la partita Italia – Marocco e dove appunto anche loro dicono “Ragazzi, italia – Marocco? Come Marrakech Express”, cioè proprio viene citata.
E tra l’altro questo mi capita spesso e volentieri qua con i miei coetanei quando si guarda Tre uomini e una gamba – film visto non so quante volte, ma penso che chiunque stia ascoltando l’ha visto non non so quante volte, se non l’avete fatto non ditemelo, rimediate, andate subito a guardarlo – ecco, dice “No, non è vero, non è presa da Marrakech Express”, “No, no: è presa da Marrakech Express, lo dicono anche nel film”. E infatti, lo dicono, e la scena è proprio quella dove c’è Aldo che sbuca fuori dalla sabbia e tira di testa, ed è proprio una citazione, un omaggio a Salvatores e a Diego Abatantuono e compagnia bella in Marrakech Express.

E abbiam detto Aldo, Giovanni e Giacomo, e quindi come non ascoltare un pezzo, una citazione, un dialogo di Aldo, Giovanni e Giacomo? E qua, vi giuro, è stato davvero, davvero difficile scegliere quale dialogo mettere di Aldo, Giovanni e Giacomo, e alla fine ho optato per questo qua. Ascoltiamolo.

Giovanni: Lo sai che con 20 milioni si può comprare un bar in Costa Rica? Sulla spiaggia. Sole, mare, un sacco di palme.

Aldo: Tutto l’anno in costume.

Giovanni: Tutto l’anno in costume. Nessuno che ti rompe le palle, che ti dice quello che devi fare. Certo, ci vuole coraggio eh, bisogna abbandonare tutto.

Aldo: E se ti va male?

Giovanni: Eh beh, il rischio c’è. Del resto, se non rischi. Tu non hai mai rischiato?

Aldo: Una volta. Una volta ho messo 2 fisso Inter – Cagliari.

E voi, invece, avete mai rischiato? Dovete sapere, questa frase qua mi capita spesso di dirla, guarda caso sempre con uno di questi miei migliori amici – che è lo stesso con cui guardavo Marrakech Express, con cui vorrei fare il viaggio, che tra l’altro mi ha fatto scoprire quando avevo già 6-7 anni questa trilogia di Salvatores – è una frase che ci diciamo spesso perché magari quando capita che ci incontriamo, non ci vediamo da un po’, non ci sentiamo da un po’ o comunque non ci aggiorniamo, ci aggiorniamo un po’ su quello che succede, e quando uno dei due è un pochino giù di morale o qualcosa non sta andando, l’altro gli dice “Hai mai rischiato?” e ci rifacciamo la scenetta del film.
Ma è un po’ un memo, un po’ un ricordarci che spesso e volentieri quando sei troppo dentro le cose, non ti ricordi di guardarle da fuori e di ricordarti che la vita è anche fatta sì di trovare un equilibrio, ma quando le cose non vanno anche di rischiare, di lanciarsi e non di rimanere e accontentarsi, no?

E questo mi rimanda all’altro argomento di cui vi volevo parlare che voi starete dicendo leggendo il titolo di questa puntata “Ma cosa c’entra la review annual, la revisione annuale con Mick Jagger e con Aldo Giovanni e Giacomo?”. C’entra. C’entra perché quello di cui parleremo adesso – e mi piace essere un pochino fantasioso nei titoli -, e “Hai mai rischiato?”. È un po’ questo il concetto: siamo a fine anno, periodo di bilancio, ci si guarda indietro, si vede quello che si è fatto, si programma il futuro, e quindi ci vien da chiederci “Abbiamo rischiato?”
Ogni tanto forse dobbiamo porcela questa domanda.

Ma quello che volevo parlare, della review annuale, è proprio il concetto di review annuale.

In questi giorni qua io, non so voi, sono davvero, davvero bombardato di mail da persone che conosco, dove tutti mi parlano della review annuale, tutti mi dicono come la devo compilare, cosa devo scriverci, quali sono le domande importanti, eccetera eccetera.
E quanto sono stupido se non la faccio.
E io per anni ho seguito questi consigli qua e l’ho fatta e addirittura il primo anno – adesso penso forse 2009-2010 gli anni in cui mi sono appassionato di crescita personale – in cui detto “Oh, non è… Non bisogna fare soltanto la lista dei buoni propositi. Bisogna riguardare il passaggio, bisogna riguardare quello che succedeva prima” me lo dicono tutti “Ah! Guarda che bello questo modello qua” compilo seguendo questo modello. E ho seguito un modello poi ho detto “Che bello! Adesso ogni anno avrò lo stesso modello! Guarda questo blogger, cavolo! Ogni anno ce l’ha uguale”, è fighissimo poi confrontarsi. E quindi l’anno dopo poi che succede? Che sto per farla e “Ah no! È arrivata un’altra email, ho trovato un altro modello, e questo però è più interessante, è più figo. Allora forse devo farla così, allora forse devo farla cosà”.
E un anno dopo l’altro ho sempre cambiato. Finché due anni fa ho detto “Ah sticazzi ai modelli.”

Cioè, ma a cosa mi serve questa review annuale? Perché la sto facendo? Perché devo rispondere alle domande che magari non riesco neanche a rispondere, non sono nel mood di rispondere, e mi sento quasi, non dico stupido, ma stronzo nel non farlo perché tutti lo stanno facendo. E dico “E perché io invece non ho le risposte a queste domande? Perché non… Forse mi prendo tempo, ma mi rimbalza nel cervello delle considerazioni, ma ho qualcosa che non va…”.
E poi ci sono arrivato. Ma a cosa serve la review annuale veramente? Serve per sedere e mettersi a pensare. Pensare ciò è stato. Ok, ma io questo lo faccio già. Cioè questo lo faccio spesso, non lo faccio soltanto a fine anno, lo faccio in tante e diverse situazioni. Ma quindi non è che forse la review annuale e tutti questi qui che parlano di review annuale, lo fanno per dire la gente almeno una volta all’anno “Mettiti a sedere”.
Ma che se io lo faccio di più, forse non ne ho così bisogno. O magari ho bisogno semplicemente di mettermi a sedere e pensare come faccio di solito?

Prima di parlarne però vorrei mettere una canzone. Una canzone che mi ha ricordato molto Hey there Delilah, molto bella, ve la faccio ascoltare.

E niente, mi ero ripromesso di tenerla solo un due minutini, e invece è rimasta tutto il tempo, un quattro minutini. Però è davvero, davvero bella, mi piace davvero tanto! E sapete, una delle domande che mi avete fatto di più nell’ultimo periodo – see… ho iniziato l’altro ieri, quindi negli ultimi cinque giorni – è proprio “Ma le canzoni che metti, dove le trovi? E ti prego, dammi i titoli”. Allora, trovare queste canzoni non è per niente facile, perché bisogna trovare delle canzoni di cui hai i diritti che puoi usare, e quindi uso il sito web – quello che si usa anche per i video – che è MusicBed, dove tu paghi una membership e poi trovare le canzoni.
E in MusicBed poi faccio una ricerca accurata, cioè la sera, ci sono delle sere dove mi metto lì col mio cellulare, mi sdraio, cuffie così che si sente bene l’audio, e mi faccio passare un pochino di canzoni, puoi filtrarle per genere, per mood, per strumento, eccetera, e navigo. E tra l’altro quello che ho scoperto è che gli autori, questi cantanti, questi musicisti che trovo, non sono gente sconosciuta, è gente che è anche su Spotify che su Spotify ha anche un sacco di ascolti. E quindi ho pensato “Beh, ci creo una playlist!”. Quindi se andate su Spotify, cercate Latesession, trovate la playlist Latesession by Radio Cresi – o Cresi Radio per chi gli piace di più essere english – e trovate la playlist con tutte queste canzoni qua.
Questi qua per esempio che vi ho appena fatto ascoltare sono gli Handsome & Gretyl e la canzone più ascoltata su Spotify ha 4208126 ascolti. Cioè non è che stiamo parlando proprio di noccioline. E quindi sono sono davvero famosi.
Però le raccolgo tutte più che volentieri in una in una playlist, l’ho appena fatta e la potete trovare su Spotify. E se mi dimenticherò di aggiornarla, ogni tanto… Ech! Tiratemi una frustata, e ricordatemi su Instagram o dove volete, dove mi seguite, di andare a ad aggiornarla.

Ma stavamo parlando di un altro argomento, che non era la musica, ma era la revisione annuale. E dicevo che secondo me la revisione annuale non serve, o meglio, cioè, serve. Non serve un modello preimpostato, non serve che sia uguale ogni anno, non serve che ci sentiamo obbligati a farla: l’importante è prendersi un momento, sedersi e riflettere. Ma questo momento qua serve per forza il 31, l’1, a fine dicembre? Ma no, serve farlo il più spesso possibile per appunto ricordarsi di “Sto rischiando?”. Che poi qui “Sto rischiando” è semplicemente una metafora di “Sto guardando da fuori o sono semplicemente troppo dentro il progetto, e quindi non riesco a rendermi conto di quello che sta succedendo?” – scusate, un po’ di singhiozzo -, è semplicemente estraniarsi, guardare da fuori, e se a dicembre, dopo un periodo super intenso – facciamo un esempio perché facciamo un esempio di lavoro nel marketing perché facciamo lanci, no? Col nostro, con Marketers – e quindi facendo lanci di prodotti se ho un lancio l’1 gennaio o il 6 gennaio, molto probabilmente di sedermi il 24 o il 25 di dicembre e fare la review, non mi serve a una sega. Non mi serve perché la mia mente in quel momento lì non ha bisogno, non ce la fa a staccare, a guardare da fuori: ha bisogno di star dentro.
Magari poi però stacco subito dopo, perché posso staccare subito dopo, perché è un periodo finito un ciclo e devi iniziare un altro ciclo, e lì è il momento di sedermi, pensare e guardare.

Certo è che per convenzione le persone normali, le persone che lavorano, le persone che possiamo dire sono nella ruota del criceto… Sapete cos’è la ruota del criceto? Sono quelle persone che ogni giorno corrono sulla ruota del criceto e dicono “Devo correre, devo correre più forte perché se non corro mi fermo! Devo correre, devo correre, devo correre!” È così che fa il criceto. Ma se criceto si fermasse e guardasse voi direbbe “Ma che cazzo continua a correre su quella ruota?”. E quindi lui le persone che si svegliano, vanno a lavorare, tornano a casa, non sono soddisfatte, non si fermano mai a pensare.
E proprio perché non si fermano mai a pensare, è questo il problema: che non fermandosi a pensare allora è stato detto “Per convenzione l’inizio dell’anno è il momento dove ci si da i buoni propositi, è il momento dove ci si ferma a riflettere”.
Che poi l’inizio dell’anno è l’inizio per convenzione da noi, ma poi un altro inizio invece degli Stati inglesi e anglosassoni è fine agosto, settembre – che è un po’ quello che succede a noi con le scuole eccetera – perché nel lavoro, non so se lo sapete, ma le società di diritto anglosassone e americano hanno l’anno che inizia a settembre, quindi loro chiudono il bilancio non a dicembre come facciamo noi, ma chiudono il bilancio a fine agosto. E quindi per loro non è che c’è molto da mettersi a riflettere a fine dicembre, perché magari hanno già riflettuto anche sulla loro vita personale a fine agosto, quando poi fanno iniziare il loro nuovo anno. Quindi a fine dicembre hanno appena fatto il primo quadrimestre, quindi devono soltanto dire “Oh, è andata bene o è andata male? Sto facendo le cose, sono in linea con quello che volevo fare?”
Certo è importante fermarsi, ma non è così importante dover dire “Oh, cavolo! No, no, sono indietro, sono indietro. Non ho fatto la lista dei proposito? Oh no! È il 3 gennaio, volevo andare in palestra e non sono ancora andato in palestra?”

Ragazzi, oggi per esempio questa puntata qua la sto registrando il 22 dicembre. Ok? Nell’ultimo periodo, per diverse conseguenze, ho smesso di allenarmi come riuscito a fare a giugno-luglio. Poi ho ripreso un pochino a settembre, poi ho perso col Word, l’ho fatto ancora un pochino a novembre, dicembre non l’ho fatto.
Oggi guardavo e dicevo “Bella, domani vado in palestra!”. Stavo parlando con un mio amico e mi fa “Domani vai in palestra? Dopo domani è Natale. Con tutte le mangiate che fai, cazzo vai a fare palestra? Vacci l’1 gennaio, così inizi”
E ho detto “Cioè, che convenzione è? In palestra ci vado quando ho voglia, quando sento che ho bisogno di andarci. Perché ci vado? Perché so che mi fa star bene.

E questo ci attacca a un altro discorso, che “Ok Il pensare e il riflettere”, magari poi vediamo anche quali secondo me sono le cose importanti su cui riflettere, quando ci si ferma e non per forza a fine anno. E poi l’altro discorso è i buoni propositi. I buoni propositi. Darsi dei buoni propositi, darsene mille su tutto l’anno non ha senso: conviene piuttosto darsi degli obiettivi e cercare di instaurare un percorso nella propria vita per riuscire a mantenere costante la cosa. Cioè se io mi do l’obiettivo di perdere 20 kg non perderò mai 20 kg, devo darmi l’obiettivo per esempio di mangiare sano almeno tre volte a settimana, per iniziare a instaurare un’abitudine.
E qua non voglio fermarmi sul pippone di come si instaura un’abitudine, quando serve, quanto dura, eccetera, proprio il concetto del “Non facciamoci incastrare troppo da ciò che ci dicono che dobbiamo fare, che dobbiamo per forza”.
Cioè non dobbiamo sentirci diversi, perché magari in quel momento lì stiamo correndo e noi non ci stiamo fermando come gli altri, perché se gli altri in questo momento qua si fermano poi avranno un altro momento dove devono correre. Cioè, chi non corre ora corre dopo. Non esiste qualcuno che non corre, tutti dobbiamo correre.
Certo, è importante trovare un equilibrio, è importante fermarsi e ricordarsi se si sta rischiando, se si sta guardando dall’esterno la propria situazione. Che non è per forza lavorativa: può essere lavorativa, sentimentale, personale: cioè c’è qualsiasi situazione.

E questo se riuscissimo a farlo più spesso, se riuscissimo più spesso a sederci con noi stessi, guardarci al nostro interno sarebbe fantastico.
Ovvio che spesso e volentieri magari siamo ingabbiati e non lo facciamo, ma già riuscire a farlo una volta al mese sarebbe fantastico. Sarebbe davvero fantastico riuscire ad estraniarsi e guardare cosa succede fuori, guardare da fuori la nostra situazione.

E quando mi fermo io su cosa rifletto per esempio? Mah, quando rifletto sull’anno passato, su un periodo grande di tempo – che normalmente non è dicembre, ma anche per me è agosto perché a volte quel momento in cui lavorativamente c’è più down e quindi c’è più relax, più stop, perché poi c’è anche uno stop a dicembre…
Ma parlavamo di Marrakesh Express: settimana prossima parto per il Marocco, un viaggio on the road, ma ve ne parlo nella prossima puntata di questo, voglio registrare una puntata nei prossimi giorni poi pubblicarla, programmarla e sperare che venga pubblicata mentre sarò in Marocco – confido nella tecnologia – dove parlerò di viaggio.
Stavo dicendo, anche se stacco mi serve, perché ogni tot serve staccare, serve ritrovare l’equilibrio, ma non stacco per invece riflettere su ciò che è stato l’anno. Quello lo faccio in un altro periodo: agosto. E quando lo faccio su cosa rifletto? Mah, rifletto un pochino sulle varie aree della mia vita. Non c’è bisogno ogni anno dover riflettere nel modo uguale o dover guardare uno storico degli anni, c’è semplicemente bisogno di confrontare con l’ultima riflessione fatta per vedere se si è in linea con ciò che si era detti, su dove si voleva andare, perché l’importante è cercare di avere una direzione nella vita. E se si vuole avere una direzione nella vita bisogna sapere che siamo in linea, in rotta con questa direzione, no?

Uso spesso la metafora quando parlo di business, ma anche quando si parla di vita: se voi prendete un aereo e mettono il pilota automatico, vi dice che l’aereo va dritto. In verità l’aereo non va dritto, se vedete la linea al radar vedrete che l’aereo fa continuamente delle correzioni: un grado a sinistra e poi fa un grado a destra, poi fa un grado sinistra, poi fa un grado a destra, continua a fare delle correzioni perché ci sono un sacco di cose che lo sbattono fuori rotta, come può essere vento, corrente, eccetera eccetera.

Ed è uguale della nostra vita. Se noi semplicemente riflettiamo e diciamo “Ah sì, bella, mi piace come sto facendo” “Ah no, non mi piace” e fine, è inutile. Se invece quando noi riflettiamo, riflettiamo guardando l’ultima riflessione che abbiamo fatto, allora riusciamo a capire siamo in direzione, se dobbiamo correggere o che altro.

Esempio. Tanti guru, tanti di questi modelli che si trovano sull’annual review ti dicono “Ci sono varie aree nella vita: l’area personale, l’area degli affetti, l’area lavorativa, eccetera. Tu devi cercare di essere bilanciato”
Anche qua, non è importante essere bilanciato. Magari sì, bisogna tendere all’equilibrio perché penso che l’equilibrio è importante per tutti noi, e ce ne rendiamo sempre più conto mano a mano che si va avanti con l’età, ma l’importante è essere coscienti di dove ci si trova. Cioè, se un anno si lavora tanto, ci si dedica proprio poco magari alla propria salute o poco ai propri affetti, è importante sapere che si è fatto questa scelta, essere consapevoli di questa scelta e sapere che lo si è fatto per un motivo, e che magari poi dopo si cambierà, si tornerà in rotta rimediando, no? Ma lo si è fatto, è stato uno sforzo necessario.
Ecco invece quelli che – facciamo sempre questo esempio qua – continuano a lavorare, lavorare, lavorare, e dicono “Perché devo raggiungere, raggiungere, raggiungere” ma non si dedicano al resto, ad un certo punto magari sarà troppo tardi per dedicarsi al resto.
Però ecco, l’importante è semplicemente confrontare e avere dei parametri dove andare, ma poi non c’è bisogno di avere chissà quale storico o semplicemente di seguire chissà quali modelli.

E niente siamo arrivati a parlare di questo semplicemente perché siamo a fine anno ed essendo bombardato ho detto “Ok, ora io mi siedo spesso a pensare, però in questo momento qua non sto pensando. Ma è così importante che io invece mi sieda ora a pensare?”. E queste sono le considerazioni che che sono uscite, partendo tra l’altro da Turné – perché riflettevo di tutto questo mentre guardavo Turné dove appunto c’è la metafora del viaggio – e pensavo quindi, riflettevo un po’ sul mio viaggio.

E ora sono le 23:38.
Abbiamo passato una mezzoretta, più o meno è la durata delle Latesession. Mi piace la durata di mezz’ora perché penso che se inizia a durare di più diventa troppo lungo, bisogna trovare il momento giusto per ascoltarlo, ma secondo me ascoltare qualcosa per un’ora diventa difficile, invece mezz’ora è un tempo che ci si concede. E che tu lo stia ascoltando di sera – quindi dev’essere in una situazione come me, quindi proprio Latesession adatto al momento, concludere con la canzone e lasciarsi addormentare dalla canzone – o che tu lo stia ascoltando durante il giorno, spero sia stata una una mezz’ora che ti sei potuto prendere, che ti sei potuto estraniare un po’ dal caos giornaliero. E per concludere puntata vorrei mettere una una canzone per darti la buonanotte. E visto però la data mi piacerebbe anche, oltre che augurarti la buonanotte, augurarti un buon Natale.

Buon Natale a tutti e buonanotte.

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